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sabato, 10 dicembre 2016
 
 
Articolo di: venerdì, 10 dicembre 2010, 2:31 p.

«Un’analisi preziosa che rimarrà alla comunità novarese»

Workshop a un anno dall’inizio del percorso di ricerca sui giovani

NOVARA - «Un’analisi preziosa che rimarrà alla comunità novarese, ai suoi cittadini e alle sue istituzioni, per poter impiegare al meglio le risorse a favore dei giovani»: così è stata definita da più di una voce la ricerca promossa da Territorio e Cultura Onlus e realizzata dallo Studio Gmb dal titolo “Giovani: famiglia, scuola, lavoro”, durante il workshop che si è tenuto nella mattinata di sabato 5 maggio all’asilo San Lorenzo a Novara. Un incontro organizzato per “tirare le somme” di un percorso iniziato circa un anno fa come ha ricordato in apertura Fabrizio Gambaro dello Studio Gmb: «E ora la situazione occupazionale dei giovani è ancora peggiorata – ha sottolineato – il tasso di disoccupazione dei ragazzi dai 15 ai 24 anni ha toccato il 31,9%, più di un milione tra i 15 e i 34 anni sono usciti dal mondo del lavoro». Dal quadro che ha poi delineato l’altro ricercatore che ha condotto il progetto, Riccardo Grassi, risulta come gli ambiti presi in considerazione (famiglia, scuola e lavoro) siano tra loro fortemente interconnessi: «Non esistono ricette che possano risolvere il problema della disoccupazione giovanile – ha detto – ma sicuramente abbiamo bisogno di un’ampia cassetta degli attrezzi per poter accompagnare i ragazzi alla loro realizzazione nella società non solo a livello formativo ma anche educativo». Per quanto riguarda quindi il primo ambito, quello famigliare, Grassi ha evidenziato come esso sia «ancora molto rilevante nelle scelte del giovane: l’approvazione sociale e famigliare nel sistema italiano gioca un ruolo troppo importante». «Più le famiglie, la scuola, le istituzioni, le imprese avranno capacità di fare rete meglio sarà per la città – ha commentato poi Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte – Bisogna porsi delle domande concrete perché siamo in un momento in cui si rischia di perdere la fiducia e di lasciarsi andare all’angoscia. Mi sembra importante rivalutare il valore del sacrificio: le famiglie in questo senso hanno un ruolo importante per far capire ai giovani che il lavoro è cambiato e alcuni miti vanno messi da parte». La famiglia ha avuto un ruolo importante nel percorso formativo del sindaco Andrea Ballaré, come lui stesso ha raccontato: «Sono stati i miei genitori che mi hanno spinto ad andare avanti a studiare, a impegnarmi, secondo me un punto fondamentale per fare in modo che i giovani motivati che hanno delle idee possano emergere e diventare invece che 10 su 100, 70 su 100». L’assessore provinciale alle Politiche giovanili Alessandro Canelli ha poi evidenziato come fin dall’inizio del suo mandato, con consulente proprio Riccardo Grassi, abbia lavorato per realizzare proposte concrete per i giovani e ha espresso la volontà di adottare l’analisi condotta dallo Studio Gmb per coordinare l’azione degli assessorati nei prossimi due anni. Anche l’assessore della Regione Piemonte allo Sviluppo economico Massimo Giordano ha confermato l’attenzione del suo ente verso la grossa problematica della disoccupazione giovanile parlando tra l’altro di una misura decisa solo il giorno precedente dalla Giunta regionale nell’ambito dell’approvazione della Finanziaria che prevede l’azzeramento dell’Irap per le aziende piemontesi che assumeranno giovani. Per quanto riguarda la famiglia ha poi illustrato gli esiti di un sondaggio interessante: «I genitori vorrebbero che i figli facessero i manager o gli imprenditori, in pochi gli operai, i commercianti e pochissimi gli agricoltori: è una mentalità antica che deve cambiare, perché questi ultimi sono mestieri che possono dare realizzazione economica e non solo». Durante il workshop sono intervenuti con esperienze, riflessioni e proposte su scuola e lavoro anche la dirigente scolastica dell’istituto per geometri Nervi Maria Teresa Annovazzi, il responsabile dello Sportello Orientamento e lavoro Sol della Cgil Federico Pinnisi, Luca Martelli direttore della cooperativa Aurive e Giovanni Campagnoli direttore della cooperativa Vedogiovane. Le conclusioni sono andate al presidente della onlus Territorio e Cultura Alberto Cantoni: «Il progetto di ricerca sui giovani non si ferma con questo workshop, che sarà seguito da un ulteriore incontro probabilmente a ottobre». Ha infine sottolineato come proprio nella famiglia ci sia un grosso ostacolo: «La gestione della cura degli anziani è oggi un problema che sposta l’attenzione dai giovani: gli adulti sono costretti in questo senso a impiegare molte risorse che invece potrebbero dedicare ai loro figli per accompagnarli nel difficile cammino della vita».

 

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Democrazia deliberativa: al via il progetto Spedd 

sostenuto tra gli altri da Territorio e Cultura Onlus e Fondazione Cariplo

 

E’ partito a Novara il progetto SpeDD “Sperimentazione di percorsi di Democrazia deliberativa” promosso dalla Onlus "Territorio e Cultura", dalla Fondazione Cariplo, dal Centro di Eccellenza Ceims dell’Università del Piemonte orientale, dal Centro di Cultura dell’Università Cattolica di Alessandria con il coinvolgimento della Caritas diocesana novarese. 

La democrazia deliberativa o partecipativa è in pratica quella che vede coinvolti direttamente in cittadini nel processo che porta alle scelte per la propria comunità, discutendo e dando la propria opinione nei confronti dei temi d’interesse locali.

Il progetto SpeDD ha per obiettivo la sperimentazione di azioni di Democrazia Deliberativa (DD) nella comunità territoriale novarese, per comprendere e discutere gli effetti sociali di alcune scelte infrastrutturali di grande impatto (come i nodi viari/ferroviari, Malpensa, il progetto “zona franca”), con particolare riferimento agli effetti di fragilizzazione di alcune fasce sociali, alla possibile trasformazione in opportunità di attuali “problemi” della città  (vedi gli insediamenti abitativi utilizzati temporaneamente per i lavori Alta velocità), alle trasformazioni indotte sul mercato del lavoro e dei servizi. Sono questioni sulle quali deve essere verificata la percezione da parte dei cittadini e il grado di concorso alla coesione sociale delle scelte stesse.

Il progetto, come hanno spiegato i responsabili Giacomo Balduzzi, dottorando di ricerca all’Università di Pavia in Sociologia economica e Davide Servetti, dottorando di ricerca all’università del Piemonte orientale in materie giuridiche, prevede tre fasi: la prima, partita proprio in questi giorni, avrà la durata di circa un anno e consiste nello studio delle teorie relative alla democrazia deliberativa, la normativa e le esperienze finora realizzate. Questa fase comprende  poi un’analisi socioeconomica del territorio novarese orientata all’individuazione di temi salienti per la realtà locale. Infine sarà organizzata una prima agorà o arena deliberativa pilota a cui parteciperà un campione rappresentativo di cittadini novaresi che saranno divisi in 10 gruppi di discussione ciascuno composto da 10 persone. Ogni gruppo discuterà un tema diverso con il supporto di un facilitatore, un esperto che fornirà le informazioni necessarie e un memorizzatore che raccoglierà le idee espresse nel dibattito. Gli esperti sono assistiti in questa fase da Marta Toncelli, laureanda in Economia all’Università Avogadro.

Le successive due fasi che copriranno un arco di tempo di due anni prevedono la formazione degli animatori e la realizzazione su scala urbana dei percorsi di democrazia deliberativa.

“Puntiamo molto su questo progetto – commentano il presidente di Territorio e Cultura Alberto Cantoni e la vicepresidente Franca Franzoni – un progetto che mira a coinvolgere tutta la città nell’ottica di riconnettere il tessuto fra cittadini e istituzioni, dando un valore aggiunto alla nostra società che rimarrà anche quando il percorso sarà terminato”.

Valentina Sarmenghi

 

 Guarda il video con l’intervento del dottor Davide Servetti 

 

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NOVARA - Esperienze a confronto. Ma non per limitarsi ad una semplice raccolta di dati e impressioni, bensì «per costruire un percorso logico sul mondo giovanile attorno a tre “fuochi”: giovani e asse istruzione/formazione, giovani e lavoro, giovani e famiglia». Così Fabrizio Gambaro, dello Studio Gmb, ha riassunto il senso del progetto messo in campo dalla onlus “Territorio e Cultura” e concretizzato giovedì pomeriggio, 2 febbraio, all’asilo San Lorenzo, nel primo dei tre workshop previsti sul tema “Tra scuola e lavoro quali competenze per giovani novaresi”. «Lavorando a questo progetto - ha spiegato - ci siamo resi conto del fatto che a Novara - nella scuola come nella formazione professionale, come nel mondo imprenditoriale - esistono tantissime esperienze d’eccellenza, che però restano rinchiuse dentro i propri confini e non vengono rese sistema. Non diventano quindi patrimonio comune da cui attingere».
Introdotti da presidente di Territorio e Cultura onlus, Alberto Cantoni, attorno al tavolo si sono ritrovati relatori provenienti, appunto, dai diversi mondi che, in un modo o nell’altro, si trovano a confrontarsi con i giovani: l’assessore alle Politiche giovanili della Provincia Alessandro Canelli; la dirigente scolastica di Ipsia “Bellini” e Itg “Nervi” Maria Teresa Annovazzi; Domenico Rossi, docente all’agenzia di formazione professionale “Filos”; il presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Ain Marco Caletti; Eliana Baici, direttore del Dipartimento di Studi per l’economia e l’impresa dell’Università del Piemonte Orientale. E non sono mancate le esperienze dirette della giovanissima Alessandra, studentessa dall’Ipsia “Bellini” che ha partecipato ad un periodo di stage in un’azienda novarese che lavora per Gucci, e di Davide Tedeschi, neolaureato in campo economico.
«La Provincia - ha esordito l’assessore Canelli - sta puntando molto, anche a livello economico, sull’occupabilità giovanile. Un esempio fra i tanti è il progetto “Ridare speranza”, che ha coinvolto Fondazione BpN, Fondazione della comunità del Novarese, Regione, Provincia, Ain e Università del Piemonte Orientale con il quale siamo riusciti a collocare 39 giovani in primarie aziende del territorio».
Uno dei problemi emersi dalla ricerca condotta da Studio Gmb è l’apparente scollamento, in termini di competenze, tra richieste delle aziende e abilità acquisite dai neodiplomati o neolaureati. Frutto forse di una distanza tra mondo della scuola e mondo del lavoro che continua a restare, in molti casi, “siderale”.Ed ecco quindi che entra in campo il sistema formativo. «Nelle scuole - ha ammesso la dirigente Annovazzi - abbiamo un’infinita varietà di approcci col mondo del lavoro, molto spesso legati all’intraprendenza e alla buona volontà degli insegnanti. Ma ora, con l’ultima riforma di riordino dell’istruzione superiore, è stato messo un paletto, che obbliga la scuola a misurarsi col mondo del lavoro in maniera non più volontaristica, ma sistematica e organizzata. Sono convinta che molte cose cambieranno».
La vicinanza al mondo del lavoro caratterizza da sempre il sistema della formazione professionale, un ambito - anche umanamente - complesso, come ha ricordato Domenico Rossi:  «Oggi, la formazione professionale è diventata un po’ il luogo dello “scarto”: chi non è riuscito a finire un istituto tecnico o professionale, chi ha ripetuto troppe volte alle medie, stranieri che conoscono poco la nostra lingua… E fare formazione con chi si sente “scartato” è difficile: richiede un grande lavoro anche di carattere educativo e sociale, prima di poter arrivare a parlare di inserimento lavorativo». 
L’opportunità di un ragionamento più approfondito tra scuola e impresa è stata ribadita anche dal presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Ain, Marco Caletti: «È importante che le imprese, soprattutto quelle medio piccole, sappiano “raccontare” ai ragazzi il proprio lavoro e quanto sia bello farlo. Noi già colloquiamo con le scuole, ma dobbiamo fare di più. Agendo anche sulle famiglie, esprimendo loro le nostre esigenze. Che spesso - oggettivamente - sono quelle di avere tecnici ben preparati e motivati, piuttosto che laureati…».
Ma dunque, ha incalzato il moderatore Gambaro, «vale ancora la pena oggi frequentare l’Università? Cosa dobbiamo consigliare ai ragazzi?». «È vero - ha risposto la professoresa Baici - che la scelta dell’Università è faticosa e costosa e, oggi più di ieri, non garantisce un accesso immediato al mondo del lavoro. Ma le statistiche dicono che a medio-lungo termine i laureati sono molto più soddisfatti rispetto ai diplomati dei risultati professionali raggiunti. Bisogna mettersi in una logica più ampia: quella di pensare a investire su se stessi».
A Riccardo Grassi il compito di ricavare le “chiavi di lettura” dell’interessante momento di confronto. Partendo da un dato: «Occorre uscire da una logica di concorrenza tra sistemi formativi. Altrimenti si rischia un fallimento che genererebbe danni ai ragazzi e al sistema». Occorre poi «un’azione di orientamento che aiuti famiglie e studenti a ragionare in termini molto più proattivi nella scelta, recuperando anche il concetto del “piacere del lavoro”». 
Un altro tema importante è quello della “contaminazione” tra scuola e lavoro, «qualcosa - ha sottolineato Grassi - che va ben oltre lo stage». E occorre infine agire sulla consapevolezza dei giovani: «Dobbiamo far sì che i nostri ragazzi sappiano leggere le proprie competenze e sappiano dunque proporsi adeguatamente per quello che valgono».
Dal workshop sono quindi emerse due proposte concrete che le Amministrazioni pubbliche e istituzioni formative del territorio possono realizzare per migliorare la qualità dell’educazione e della formazione dei giovani novaresi ed aumentare le loro possibilità di occupazione nel breve e medio periodo. La prima idea, ha spiegato Grassi, «è legata alla creazione di un sistema di certificazione delle esperienze. In sostanza: la creazione, a livello provinciale, di una banca dati delle esperienze giovanili, nella quale far confluire qualsiasi attività intrapresa, comprese quelle di volontariato. In questo modo, ciascun giovane avrebbe a disposizione un suo curriculum ricco e articolato, con il quale dimostrare una serie di competenze ed esperienze acquisite nella quotidianità».
Altra proposta, indirizzata questa volta alle scuole, è l’adesione al “Junior achievement”, un progetto che promuove l’educazione economica, finanziaria e imprenditoriale a partire dalla scuola dell’obbligo con un approccio pratico che si fonda sulla metodologia del “learning by doing”. E sul piano della concretezza si muove anche il Gruppo Giovani imprenditori dell’Associazione industriali di Novara. Due le proposte del presidente Marco Caletti: una “vetrina delle aziende”, «per far conoscere meglio le nostre realtà imprenditoriali», e la raccolta dei “desiderata” delle imprese, che bisognerebbe trovare il modo di comunicare alle famiglie e ai giovani al momento della scelta della scuola superiore».

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“GIOVANI: FAMIGLIA, SCUOLA, LAVORO”: IL NUOVO PROGETTO DI TERRITORIO ECULTURA ONLUS IN COLLABORAZIONE CON STUDIO GMB

Continua l’attività di Territorio e Cultura Onlus con un nuovo importante progetto di ricerca dal titolo “Giovani: famiglia, scuola, lavoro” realizzato in collaborazione con lo STUDIO GMB diNovara.

In particolar modo si è scelto di investire per approfondire la conoscenza del disagio giovanile chesi esprime all’interno degli ambiti familiari, formativi e lavorativi a Novara.A questo scopo si intende mettere in atto un processo di raccolta di informazioni e documentazioniutile per dare avvio a tre workshop tematici con la partecipazione dei principali soggetti istituzionaliche operano in questo settore.Il percorso è costituito da quattro step: dopo l’analisi della letteratura e dei dati secondari adisposizione, saranno effettuate interviste a testimoni privilegiati; sarà quindi preparato undettagliato report di ricerca che sintetizzi la situazione a livello locale; infine saranno organizzatitre workshop tematici, uno per ogni area di indagine, utili ad individuare le priorità e le strategie dapoter realizzare concretamente sul territorio novarese.


Obiettivo del progetto è quello di mettere a disposizione degli attori istituzionali presenti sulterritorio provinciale una serie di materiali (dati, commenti, spunti di riflessione, buone prassi) utiliper prefigurare una strategia di intervento da adottare per ridurre le condizioni di svantaggio chelimitano l’accesso alle opportunità da parte delle giovani generazioni.
Entrando nel dettaglio, nella prima fase del progetto sarà richiesto ad un ricercatore qualificatodi effettuare una ricognizione su quanto presente in letteratura sul tema del rapporto tra giovani esvantaggio, individuando analisi significative dei fenomeni in corso, sia dal punto di vista teoricoche statistico. Attraverso i dati delle indagini Istat, dei centri per l’impiego della provincia diNovara, dell’Ufficio Scolastico Provinciale, della Regione Piemonte, si potrà delineare il quadro piùaggiornato possibile sulla situazione dei giovani che abitano sul territorio locale.

Nella seconda fase, anche in relazione ai dati emersi in precedenza, saranno organizzate circauna ventina di interviste a testimoni privilegiati, capaci di dare una lettura ed una interpretazionedei fenomeni novaresi e di individuare alcuni casi emblematici di buone prassi attivate sulterritorio provinciale. Tutte le interviste saranno svolte da personale qualificato, attraverso traccesemistrutturate, e saranno registrate su supporti digitali e sbobinate letteralmente.
Nella terza fase i contenuti emersi durante le interviste saranno analizzati da un ricercatoreesperto, in modo da produrre un report sintetico, da restituire a tutti i soggetti che hannopartecipato alla raccolta delle informazioni e che saranno poi invitati a dare vita ai workshop finali.

Infine, nella quarta fase, per ogni macroarea tematica (famiglia, formazione, lavoro) saràorganizzato un workshop di approfondimento. Ad ogni workshop saranno invitati i soggettiintervistati più eventuali altri attori istituzionali che si considererà importante coinvolgere. Durantei workshop saranno presentati i risultati della ricerca sul campo e saranno identificate insieme aipartecipanti le priorità di azione e le modalità di realizzazione di interventi in grado di soddisfarle.Una volta acquisiti i pareri dei partecipanti, a ciascuno sarà inviato un report finale del progetto
contenente l’analisi e l’interpretazione dei dati statistici e strutturali, l’analisi e l’interpretazione delleinterviste qualitative e una sintesi delle riflessioni emerse dal workshop.


Le persone responsabili del progetto sono il presidente della onlus Territorio e Cultura dottor Alberto Cantoni, la vicepresidente dottoressa Franca Franzoni, il dottor Fabrizio Gambaro e ildottor Riccardo Grassi, ricercatori dello STUDIO GMB (contattabili ai seguenti indirizzi e-mailfabrizio.gambaro@studiogmb.it, grassi.riccardo@fastwebnet.it).

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La vicepresidente Franzoni alla trasmissione “Timer” su Quartarete Blu
In studio si è parlato di scuola, giovani, lavoro

“La scuola, i giovani, il lavoro” è stato il tema dell’ultima puntata di “Timer”, format televisivo di Quartarete Blu realizzato in collaborazione con il “Corriere di Novara”, andata in onda il 12 e 13 ottobre.

Ospiti in studio e protagonisti di un interessante confronto, moderato dal direttore del “Corriere di Novara” Serena Fiocchi, la vicepresidente della Fondazione “Territorio e Cultura onlus” Franca Franzoni, la psicoterapeuta specializzata in problematiche e dinamiche familiari Roberta Richetta e il docente dell’Università cattolica del Sacro Cuore Fabrizio Gambaro 

A rompere il ghiaccio, snocciolando dati sulla realtà giovanile italiana in rapporto al tema dell’occupazione è stato Gambaro che ha ricordato come «in un rapporto dell’Ocse e dell’Oil, presentato in settembre in occasione del G20, la fascia d’età più giovane è risultata quella più vulnerabile nel mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione italiano è infatti cresciuto di 2,5 punti percentuali tra il secondo trimestre del 2007 – quando l’attuale crisi ha avuto inizio – e il primo trimestre del 2010, quando è stato raggiunto l’8,5. Nella fase recessiva la disoccupazione ha maggiormente colpito i giovani, con un tasso aumentato fino al 9,7 che ha raggiunto il 28,9. Purtroppo gli accenni di ripresa sono molto timidi: i dati segnano progressi molto lievi, anche perché l’uscita da una crisi non coincide con il ripristino di uno status quo precedente, ma con un cambiamento».

Franca Franzoni ha spiegato in questo senso che «proprio per questi motivi la Fondazione “Territorio e Cultura onlus” ha pensato di mettere in cantiere, in collaborazione con la Caritas, il progetto  “Novara e i giovani” (al quale il professor Gambaro collabora in qualità di consulente, ndr) per restituire l’esatta dimensione di quello che è il rapporto tra il mondo giovanile e realtà come quella familiare, scolastica e lavorativa. Questo perché è percepibile il disagio derivante dalle problematiche legate alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro. Il progetto sarà concluso da alcuni workshops rivolti, oltre che ai diretti interessati, anche agli operatori, agli Enti e alle Istituzioni del territorio».

Gambaro ha inoltre ricordato che «secondo dati del Sistema informativo “Excelsior” di Unioncamere e Ministero del Lavoro elaborati da Datagiovani, le aspettative occupazionali per il 2011 in Italia sono più alte per il Nord-Est. Si tratta, però, di aspettative all’interno delle quali i profili più alti non sono “sfidanti”: vengono infatti richiesti commessi, contabili, camerieri, personale di segreteria, elettricisti nelle costruzioni civili, personale per magazzini…».

Una richiesta che sembra andare in controtendenza rispetto alle aspettative delle famiglie «che, com’è ovvio, desiderano per i propri figli opportunità che si possano tradurre in un’ascesa socio-culturale. E’ comunque certo – ha osservato Roberta Richetta – che questo dato dovrebbe essere vagliato con attenzione, al di là dei desideri dei genitori. Del resto è anche vero che risulta particolarmente diffusa la mentalità secondo la quale più si studia e si ha una cultura elevata, maggiori sono le possibilità di trovare un lavoro adeguato e appagante. Purtroppo, però, le cose non stanno così. La scuola risulta spesso essere una specie di grande parcheggio in attesa di un lavoro qualificato: se questo stenta ad arrivare, il giovane vive inevitabili momenti di frustrazione e disagio. Per questo risulta essere indispensabile una certa duttilità nell’affrontare il mondo del lavoro, vivendo anche l’attuale crisi come un’opportunità di cambiamento per arrivare a nuove soluzioni».

Spesso sorge una discrepanza anche tra le attitudini e i desideri personali e ciò che il mercato del lavoro è in grado di offrire. «E’ imbarazzante – ha commentato Gambaro – chiedere a un giovane di non seguire le proprie inclinazioni e i propri desideri. Va anche detto, però, che molte volte i selezionatori non trovano persone professionalmente e culturalmente adeguate: ecco perché bisogna mettere in discussione i percorsi formativi, creando una nuova e concreta alleanza tra scuola e mondo del lavoro, proprio come la stessa Osce ha suggerito. La “sfida” di “Territorio e Cultura” è proprio quella di creare un raccordo a livello locale». A questo proposti Franca Franzoni ha ricordato che «l’obiettivo del progetto è proprio quello di creare un tavolo di confronto su questi aspetti».

Gambaro ha quindi ricordato che, nella ricerca del lavoro, «secondo dati Istat del 2010, il 73 per cento dei giovani si avvale ancora di canali prvati e di questi l’81 per cento di conoscenze parentali e amicali, percentuale che nel Nord-Ovest è rappresentata dal 76 per cento». Questo fatto, secondo Roberta Richetta, «è determinato dal fortissimo legame che le famiglie della nostra zona continuano ad avere con il territorio: le famiglie fanno rete tra loro e questo non è necessariamente un fatto negativo. Noi non abbiamo ancora una mentalità in grado di accettare un posto di lavoro lontano».

Ma come si pongono e si presentano i giovani che intendono trovare un lavoro? «Il curriculum – ha spiegato Gambaro – dovrebbe essere scritto secondo standard europei, peraltro reperibili su internet, dando un senso di correttezza e tenendo presente che chi si occupa di selezione legge in maniera molto accurata e che ha la possibilità di riscontri attraverso motori di ricerca o social network». Proprio la stesura di un curriculum «completo e corretto potrebbe essere – come ha annunciato Franca Franzoni – uno degli step finali del progetto della Fondazione».

Per quanto riguarda i master di specializzazione, Roberta Richetta ha sottolineato che «in alcune professioni, come quelle del campo socio-sanitario, questo genere di strumento formativo è necessario. In altre professioni diventano necessari, ma solo dopo che lo stesso lavoro intrapreso ha fatto emergere la necessità di ulteriori e specifici approfondimenti professionali». E, infine, per quanto riguarda l’esperienza formativa all’estero, Gambaro e Roberta Richetta hanno evidenziato che «al di là di quella che sarà la sede del posto di lavoro, il confronto con Paesi e culture diverse rappresentano comunque un plus e una fondamentale esperienza di crescita».

Lalla Negri

 

 

Un successo la cena organizzata da “Territorio e Cultura Onlus”
Nella magica cornice dell’asilo San Lorenzo da poco restaurato su iniziativa dell’associazione

Magica cornice, venerdì scorso 15 aprile, per la serata organizzata da Territorio e Cultura Onlus all’asilo San Lorenzo di Novara. La cena, promossa per presentare e sostenere economicamente i progetti 2011 dell’Associazione, che opera in stretta collaborazione con il Corriere di Novara, si è svolta infatti - ed è stato un esordio particolarmente apprezzato - sotto la suggestiva volta dell’Asilo. Sopra i finestroni che riflettevano prima le luci del crepuscolo e poi il blu della notte, rilucevano (grazie all’illuminazione donata da Comoli Ferrari) i dipinti realizzati nel 1934 da Edmondo Poletti con tecnica ad affresco, oggetto dell’intervento di restauro che ha costituito la prima realizzazione a cura della Onlus. L’ambiente-asilo si è così trasformato in una elegante sala capace di accogliere una sessantina di commensali, nell’occasione imprenditori, professionisti, soci della Onlus, amministratori dell’Asilo e vertici della Sgp editrice il nostro giornale.

Tutti benefattori, ai quali è andato il ringraziamento dei vertici di Territorio e Cultura attraverso il discorso della vicepresidente Franca Franzoni, che ha preso la parola al posto del presidente Alberto Cantoni, forzatamente assente. “Costituita nel marzo dell’anno scorso, la nostra Associazione vuole testimoniare la cultura del territorio del Novarese e del Vco, valorizzare le opportunità di lavoro e business, sostenere le azioni rivolte alle fasce sociali più deboli, alla persona e alla famiglia” ha ricordato la vicepresidente, alla quale ha fatto eco la presidente di Confindustria Piemonte Mariella Enoc, che ha fin dall’inizio ha sostenuto, come sempre con concretezza e cuore, le attività della Onlus.

Alla fine, applausi per il bravissimo micromago Alex Pettinaroli che ha davvero incantato i presenti e per le entusiaste organizzatrici della serata - con Federica  Ferrari e Silvia Boroli in primo piano - e per Margherita Ferrari e Francesco Martelli, che hanno rispettivamente disegnato e stampato gli inviti alla cena, contribuendo con le loro capacità e generosità al suo successo.

VEDI LA FOTOGALLERY COMPLETA DELL'EVENTO

 

Presentato il progetto SpeDD “Sperimentazione di percorsi di Democrazia deliberativa”
Territorio e Cultura Onlus, Fondazione Cariplo, Fondazione De Agostini, Caritas di Novara e Università Cattolica di Milano i soggetti coinvolti

 

E’ stato presentato il 20 aprile alla Fondazione Cariplo di Milano il progetto SpeDD “Sperimentazione di percorsi di Democrazia deliberativa” di cui la Onlus "Territorio e Cultura" è capofila con la Fondazione De Agostini, la Caritas di Novara e l'Università Cattolica di Milano attraverso il "Gruppo Operatori dell'Università Cattolica".

Il progetto SpeDD ha per obiettivo la sperimentazione di azioni di Democrazia Deliberativa (DD) nella comunità territoriale novarese, per comprendere e discutere gli effetti sociali di alcune scelte infrastrutturali di grande impatto (come i nodi viari/ferroviari, Malpensa, il progetto “zona franca”), con particolare riferimento agli effetti di fragilizzazione di alcune fasce sociali, alla possibile trasformazione in opportunità di attuali “problemi” della città  (vedi gli insediamenti abitativi utilizzati temporaneamente per i lavori Alta velocità), alle trasformazioni indotte sul mercato del lavoro e dei servizi.

Sono questioni sulle quali deve essere verificata la percezione da parte dei cittadini e il grado di concorso alla coesione sociale delle scelte stesse. Con riferimento a quest’ultimo profilo, va precisato che la presenza di momenti sperimentali di DD consente, oltre che un aumento della coesione sociale, anche una ottimale progettazione delle politiche relativamente al merito specifico dell’azione sociale e politica oggetto della sperimentazione stessa. 

Il progetto prevede tre fasi: dopo la formalizzazione di un framework concettuale per azioni di DD in un contesto comunale quale quello novarese, si procederà alla formazione di un gruppo di animatori che si impegneranno nella fase sperimentale successiva, il cuore del progetto che consisterà nella sperimentazione operativa delle azioni di DD.

Oggetto della sperimentazione saranno gli effetti sociali di scelte infrastrutturali macro, in cui la deliberazione affidata a platee di cittadini potrà essere messa a confronto con precedenti decisioni pubbliche che non hanno tenuto conto di tale criterio di scelta sociale. Se ne trarranno benefici e criteri-guida sia rispetto allo specifico caso locale, sia, più in generale, rispetto alla generalità delle politiche pubbliche locali.

“Si tratta di un progetto molto impegnativo anche dal punto di vista economico e che riteniamo di grande valore per la città” commenta la vicepresidente di Territorio e Cultura Onlus Franca Franzoni.

 

 Per leggere il testo integrale del progetto SpeDD, si può scaricare qui. 


Articolo di: venerdì, 10 dicembre 2010, 2:31 p.

Tags: Territorio e Cultura Onlus, Le iniziative

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