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lunedì, 27 marzo 2017
 
 
Articolo di: domenica, 05 marzo 2017, 1:15 m.

Un’Aida nel segno dell’integrazione

Al Coccia la riduzione dell’opera per il cartellone Famiglia

NOVARA - Dopo Turandot e Bohème ecco Aida. E 200 studenti protagonisti con l’opera. Domenica 5 marzo alle 16 al Teatro Coccia di Novara va in scena Aida, per il cartellone Famiglia, nella riduzione prodotta da Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con Venti Lucenti. Studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado della città affiancano cantanti, attori e musicisti professionisti nella messa in scena del capolavoro di Giuseppe Verdi. La regia è di Manu Lalli. Prosegue così il percorso virtuoso che la direttrice del Coccia Renata Rapetti ha fortemente voluto in collaborazione con l’associazione fiorentina, una vera autorità in materia. L’approccio giusto, gli strumenti ad hoc: così entusiasmo e passione conquistano i giovani. E i piccoli amanti della lirica crescono. Fino a contagiare i loro coetanei e magari anche gli adulti. Mercoledì l’incontro con Manu Lalli. Ormai è di casa a Novara. «Prima i regalini mi arrivavano dai bambini dopo qualche prova. Ora già dopo il primo incontro vogliono darmi qualcosa. Segno che il lavoro che stiamo facendo li appassiona veramente. Sentono un’emozione forte». Questo è garantito. Il progetto appassiona anche gli insegnanti. Il percorso continua e ogni anno le richieste aumentano: tutto vogliono far parte di questa compagnia veramente speciale. Rispetto a Bohème si cambia completamente registro. «L’anno scorso - chiosa Manu Lalli – un’opera intimista e borghese, tra coppie di persone, ora un’opera corale, del popolo, Verdi l’ha scritta per questo. Un momento di grande identificazione. Importante il significato della drammaturgia: si parla di schiavitù, violenza e prevaricazione da parte dello Stato. Un’esperienza meravigliosa con Aida, un tema attuale a livello sociale, nel rapporto della società con gli stranieri, l’incontro con l’altro, con chi viene da un Paese diverso dal nostro. Allora l’Egitto era l’occidente, ricco e civilizzato: l’Etiopia era indietro, gli schiavi venivano da lì. L’evoluzione drammatica è sottolineata anche a livello musicale, dal registro violento a un canto dolce. E Aida è schiava di tutti, dell’opera lirica, del padre, dell’amore: è vittima di un contrasto verdiano. Il significato che un’opera come questa ha per i bambini è eccezionale: loro vivono veramente in una società multietnica, con una integrazione fuori dal comune, una ricchezza sociale pazzesca, dove l’incontro è qualcosa di meraviglioso. L’incontro di Paesi e mondi diversi nell’opera è bellissimo, la musica diventa strumento di socializzazione. Con progetti come questi il teatro si fa luogo di aggregazione. E racconta l’integrazione con la musica. Noi vogliamo far passare l’immagine vera dell’oriente, non quella dimensione falsamente romantica che tanto si è diffusa. Certo che il Teatro Coccia si è preso una bella responsabilità con questo progetto. E sta raccogliendo più di quanto si aspettasse. L’amore per l’opera lirica, una sorta di contagio. E poi questo meccanismo di inclusione sociale, veramente potente. Con una ricaduta vera sulla città. Così l’esperienza artistica diventa pedagogica. E la buona pratica si diffonde. Viva il Coccia! Per questo voglio ringraziare chi sta collaborando con noi con tanta passione, oltre ai bambini e agli insegnanti: la direttrice Rapetti, poi Giulia Annovati, Serena Galasso e il direttore tecnico del Coccia Helenio Talato. Una squadra eccezionale. Bellissimo lavorare così».

L’Aida andrà in scena domenica 5 marzo alle ore 16, lunedì 6 e martedì 7 marzo alle ore 9.30 e 11.15 in replica per le scuole. La durata è 60 minuti, biglietti interi da 15 a 18 euro, ridotti under 14 da 10 a 13.

Eleonora Groppetti

Articolo di: domenica, 05 marzo 2017, 1:15 m.

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