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giovedì, 25 maggio 2017
 
 
Articolo di: venerdì, 30 dicembre 2016, 1:25 m.

Su Agognate e Amazon, l’intervento di ReteTerra

lReteTerra: “Chi deve chiedere scusa ai cittadini è l’ex sindaco”

NOVARA, Continua a far discutere l’arrivo di Amazon e di 600 nuovi posti di lavoro a Vercelli. A intervenire sulla questione è ReteTerra con un comunicato stampa dal titolo “Il gioco delle tre carte”. “L’ex sindaco di Novara, Ballarè – si legge - continua a sostenere che il suo progetto di trasformare un milione di metri quadrati di aree agricole ad Agognate in aree a destinazione industriale/logistica  avrebbe comportato l’insediamento di Amazon con centinaia-migliaia posti di lavoro. Una gigantesca  bufala – sostiene ReteTerra (il comunicato è a firma di Alberto Pacelli, Roberto De Rosa e Giorgio Albertinale, ndr) - Il presidente di Vailog, società proprietaria dei terreni di Agognate e  con finalità di localizzazione di  attività indutriali/logistiche, – nel corso dell’incontro pubblico con le commissioni consiliari ambiente/urbanistica sul progetto di trasformazione della destinazione d’uso delle aree di Agognate -  rispondendo ad una domanda del consigliere Roberto Pronzello  che gli chiedeva quali vantaggi la città di Novara ne avrebbe tratto da quella trasformazione di destinazione d’uso, rispose: “lei vuol sapere evidentemente quali vantaggi ne trarrebbe in termini di occupazione. Ebbene, in questo momento, non esiste persona al mondo in grado di darle una risposta”. La modifica della destinazione d’uso era altro rispetto alla venuta di Amazon a Novara. Dal dopoguerra tutti i proprietari dei terreni di Agognate interessati dal progetto dell’ex sindaco hanno chiesto, sollecitato, per ottenere la modifica della loro destinazione d’uso (da agricoli a industriali). Tutti hanno sempre sostenuto che quella modifica sarebbe stata foriera di occupazione e di sviluppo. Tutti i sindaci che si sono succeduti al governo della città non hanno mai accolto quella richiesta – sostiene ancora ReteTerra - Per 70 anni, le Amministrazioni Comunali che si sono succedute hanno sempre valutato che quelle richieste fossero dettate da un interesse privato conflittuale con quello pubblico. Sino a quando – scrive e sostiene sempre ReteTerra - l’ex sindaco ha “trasformato” quell’interesse privato in interesse pubblico. Ha portato in Consiglio un Piano di Iniziativa Pubblica per la trasformazione di 1.000.000 di metri quadrati di aree agricole in aree industriali ottenendone l’approvazione al primo passaggio (la legge ne richiede tre). Se non lo si fosse fermato, l’approvazione definitiva del Piano avrebbe comportato un aumento del valore dei terreni di alcune decine di milioni. Le cronache giornalistiche informano che Amazon si insedierà a Vercelli su una superficie di 100.000 mq. Centomila sta 10 volte in un milione che è la superficie delle aree di cui l’ex sindaco voleva modificare la destinazione d’uso. Quello che interessava non era l’entità della superficie che sarebbe stata necessaria ad Amazon ma l’entità della superficie che  veniva trasformata e la conseguente modifica dell’entità  del valore”.Ancora ReteTerra: “Controprova: nel piano regolatore del Comune di Novara ci sono alcuni milioni di aree con destinazione industriale/logistica fra i quali si sarebbero potuti trovare i 100.000 necessari ad Amazon. Questo  doveva  fare l’ex sindaco, perché questo era il suo dovere, qualora avesse ricevuto una richiesta di insediamento:  non mettersi a  trasformare le destinazioni d’uso di aree agricole. Chi deve chiedere scusa a cittadine e cittadini novaresi – sostiene ReteTerra – è lui. Ricordiamo infine all’ex sindaco che ReteTerra, che raduna 15 associazioni con  finalità diverse, ma unite dalla volontà di difendere le terre novaresi da insensate operazioni speculative, promosse affollatissime assemblee con ambientalisti di fama internazionale quali relatori e a cui  parteciparono anche consiglieri comunali che avevano votato il progetto al primo passaggio consiliare. Raccogliemmo inoltre le firme di 5.000 cittadine e cittadini in calce ad una lettera indirizzata alle Consigliere ed ai Consiglieri comunali nella quale chiedevamo di non distruggere un bene “indispensabile”, “insostituibile” ed “irrinnovabile” per compiere un’ operazione “che non serve” e che “non procura lavoro””.mo.c.

Articolo di: venerdì, 30 dicembre 2016, 1:25 m.

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