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sabato, 20 gennaio 2018
 
 
Articolo di: martedì, 31 ottobre 2017, 10:14 m.

Social e consumi a Km zero: si parte

Anche a Novara “L’Alveare che dice Si!”, la rete dei gruppi d’acquisto 2.0

NOVARA - È sbarcato anche a Novara “L’Alveare che dice Si!”, il social network dei gruppi d’acquisto 2.0. Il progetto, che combina tecnologia e agricoltura sostenibile, dopo il grande successo ottenuto in Francia dove è nato nel 2011, ha l’intento di portare anche in Italia il nuovo modo di fare la spesa, utilizzando la piattaforma www.alvearechedicesi.it, dove produttori locali e consumatori, si uniscono per sostenere il consumo di prodotti freschi, genuini e a chilometro zero. Nel nostro Paese sono già 20.000 i consumatori e anche Novara, dopo il rapido sviluppo ottenuto a Milano e Torino ha ufficialmente, dal 26 ottobre, il suo punto di riferimento presso “AttivaMente Lab” in via Canobio 8, dove i gestori e alcuni produttori del neonato Alveare, si sono presentati con una piccola degustazione inaugurale e, dove si svolgeranno ogni giovedì le distribuzioni di prodotti acquistati su internet, tassativamente dalle 18 alle 19. «Si tratta di un nuovo modo per vendere e comprare i prodotti locali – ha spiegato Stefania Pesenti, che con il marito Gabriele Marinone, gestisce l’Alveare - utilizzando internet e la “sharing economy”. Unendo agricoltori, cittadini consapevoli e innovazione digitale, “l'Alveare che dice Si!” è una piattaforma online, che permette una distribuzione più efficiente dei prodotti locali, per dar vita ad un modello di impresa sociale: la piattaforma di vendita favorisce gli scambi diretti fra agricoltori locali e comunità di consumatori, che si ritrovano una volta alla settimana creando piccoli mercati temporanei a Km zero, con prodotti di alta qualità, conosciuti appunto come Alveari». «Ad oggi sono più di 800 gli Alveari presenti in Francia – ha raccontato il Tutor Domenico Rago, che ha seguito passo dopo passo la creazione di quello novarese - 80 attivi e oltre 100 quelli in costruzione in Italia. “L’Alveare che dice sì!” è una “startup”, nata nel 2016 e incubata presso Treatabit, il percorso per le “startup” digitali dell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino». Ma come funziona “L’Alveare che dice Si!”? «I produttori locali presenti nel raggio di 250 km – ha proseguito Stefania, che aveva già aperto “Attivamente Lab” come ludoteca e laboratorio per bambini - si iscrivono al portale www.alvearechedicesi.it e si uniscono in un “Alveare”, mettendo in vendita online i loro prodotti quali tra gli altri: frutta, verdura, carne, formaggi, vino, pane, uova, miele. I consumatori che si registrano sul sito possono acquistare ciò che desiderano presso l’Alveare più vicino a casa, scegliendo direttamente sulla piattaforma. Il ritiro dei prodotti avviene settimanalmente nel giorno della distribuzione organizzata dal gestore dell’Alveare, cioè colui che ha preso l’impegno di tenere il contatto con gli agricoltori e che si occupa di pianificare eventi, aperitivi e visite guidate nelle aziende dei produttori per creare un vero network di relazione e conoscenza diretta. L’incontro tra agricoltori e consumatori può avvenire in luoghi diversi, dal bar al ristorante, alla sala dell’associazione che mette a disposizione i propri spazi. Lo spirito però è sempre lo stesso: permettere ai produttori di vendere direttamente e in modo facile e, dare ai consumatori accesso ad alimenti freschi, locali e di qualità, rivalutando il cibo e il suo ruolo nella promozione di uno stile di vita sano». In questo meccanismo, che mette al centro la comunità e la genuinità dei prodotti, è fondamentale il ruolo della tecnologia: «La piattaforma è stata sviluppata lavorando a stretto contatto con gli utilizzatori  - ha concluso Rago - per modernizzare ed accelerare la filiera corta e promuovere un modello di commercio più equo».

Massimo Centrella

Articolo di: martedì, 31 ottobre 2017, 10:14 m.

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