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mercoledì, 21 febbraio 2018
 
 
Articolo di: sabato, 09 settembre 2017, 9:56 m.

Riso, «indispensabile essere uniti»

30a edizione della visita ai campi varietali

SAN PIETRO MOSEZZO - «Siamo in un mercato ormai globale. L’Italia non è l’unico Paese che produce riso, e nemmeno l’unico che produce buon riso. Per questo dobbiamo imparare a “venderci” meglio e a mantenere una filiera che negli anni ha sempre saputo distinguersi per unità: solo così usciremo dal guado legato alla nuova politica agricola comunitaria del 2020». Queste le conclusioni del presidente nazionale dell’Ente Risi, Paolo Carrà, che come al solito ha colto l’occasione della visita ai campi varietali di riso - organizzata dal Settore agricoltura della Regione Piemonte nel Novarese - per disegnare un quadro aggiornato della stagione risicola 2017. L’evento, giunto giovedì alla sua 30a edizione e concluso ancora una volta alla Cascina Motta di San Pietro Mosezzo dagli interventi delle autorità e dei rappresentanti delle organizzazioni di categoria, serve infatti oltre che alla presentazioni di tecniche sperimentali di coltivazione (come quelle senza impiego di prodotti fitosanitari, con semina su pacciamatura o a trapianto messe in atto con ottimi risultati all’azienda agricola di Giampiero Depaoli alla cascina Bettola di Bellinzago) e delle prove varietali, serve proprio per fare il punto anno dopo anno sulle problematiche del settore. Un settore che manifesta sì una serie di criticità, ma che continua ad essere trainante per l’economia di alcune province come il Novarese.

E il 2017 è stato finora, un anno decisamente «effervescente», come l’ha definito Carrà, per l’ambito risicolo. Tra le novità principali, la normativa sull’etichettatura obbligatoria d’origine, che - ha ricordato il presidente dell’Ente Risi - «è un importante strumento di trasparenza per i consumatori. Ma non basta: non dobbiamo dimenticare che il 60% del riso prodotto in Italia viene esportato». Quello dell’etichettatura, ha concordato l’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte Giorgio Ferrero, «è solo un pezzo di un percorso. D’altronde, ogni volta che un prodotto agricolo viene trattato come il petrolio grezzo, con quotazioni di borsa globali, è ovvio che a farne le spese siano gli agricoltori. Noi sul mercato globale abbiamo già perso, perché non saremo mai in grado di garantire i prezzi di altri Paesi e solo con dinamiche protezionistiche non riusciremo mai a vincere. Ma è innegabile che sull’agroalimentare l’Italisia tra i migliori al mondo. Il discorso da fare è quello dell’identificazione dei prodotti. Saranno poi i consumatori a scegliere se acquistare il riso italiano: e su quello, vista la qualità, ce la possiamo giocare. Già alcuni gruppi della grande distribuzione hanno accettato di utilizzare solo riso italiano per i loro prodotti a marchio e nei prossimi giorni è in programma un incontro con un altro interlocutore».
Laura Cavalli

Articolo di: sabato, 09 settembre 2017, 9:56 m.

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