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lunedì, 19 febbraio 2018
 
 
Articolo di: martedì, 25 aprile 2017, 10:42 m.

Resistenza, memoria da ricordare

25 Aprile vero e proprio “messaggio” per le nuove generazioni

NOVARA - Una memoria da non dimenticare, anche se ormai sono trascorsi più di sette decenni. La durata media (quasi) di una vita, secondo le più recenti statistiche. E che proprio per questo vede la “pattuglia” dei suoi diretti testimoni ridursi ogni stagione sempre di più, per evidenti ragioni anagrafiche. Ecco perché il 25 Aprile, anniversario della Liberazione, da tempo si è trasformato in un vero e proprio “messaggio” rivolto alle nuove generazioni. Istituzioni e organizzazioni come lo stesso Istituto storico della Resistenza “Piero Fornara” presieduto da Paolo Cattaneo e diretto da Gianni Cerutti o l’Anpi provinciale guidato da Massimo Bosio sono da tempo in prima fila nel coinvolgere il mondo della scuola in occasione di questo, come in altri appuntamenti. La partecipazione di alunni e studenti alle cerimonie non deve essere fine a se stessa.

 Anche oggi, in occasione della commemorazione in programma a Novara nel cortile del Broletto, spazio sarà lasciato alla lettura di poesie scritte dai bambini della 5a A della primaria “Bollini” (Istituto comprensivo “Duca d’Aosta”), che precederà la presentazione di alcuni elaborati realizzati dai ragazzi della 2a D della Secondaria di Primo grado “Morandi” (Istituto comprensivo “Margherita Hack”) che hanno partecipato al progetto “Verso la democrazia”. Una memoria che deve essere perpetuata, perché anche se il nostro territorio non fu fortunatamente coinvolto in pesanti eventi legati all’ultimo conflitto, non deve essere dimenticato che per venti lunghi mesi nel Novarese, nell’Ossola e nella vicina Valsesia, la Resistenza riuscì a scrivere molte pagine gloriose. Alcune note, altre meno. Fu nella zona più settentrionale dell’allora nostra “grande” provincia che nell’autunno del 1944, in una vasta area liberata avente come epicentro la città di Domodossola, si riuscì a sperimentare una vera e propria forma di “autogoverno” conosciuto da tutti come la Repubblica partigiana dell’Ossola. Sull’altro fronte le truppe tedesche d’occupazione e i fascisti dell’Rsi si resero invece protagonisti di numerosi saccheggi ed eccidi nei confronti della popolazione civile. Diversi episodi sono entrati ormai nella memoria collettiva: la strage di Meina del settembre del ’43, che causò la morte di sedici ebrei; e poi ancora le stragi di Castelletto Ticino e Borgo Ticino, sino a quelle avvenute (nel corso del 1944) a Novara, tra Vignale e il centro cittadino, nelle attuali piazze Martiri e Cavour. Alla fine il contributo del Novarese alla guerra di Liberazione si può riassumere in queste cifre: 67 Cln (Comitati di liberazione nazionale) costituiti; 5.737 combattenti “riconosciuti” e 1.135 caduti, di cui 66 civili. Un “prezzo” importante, da non dimenticare, come non deve essere dimenticato l’impegno di tutti coloro che, cominciando dall’allora amministratore apostolico della Diocesi, monsignor Leone Ossola, proprio nelle giornate del “passaggio” del fronte, si adoperarono affinché alla città di San Gaudenzio venissero risparmiate rovine e lutti.
Luca Mattioli

Articolo di: martedì, 25 aprile 2017, 10:42 m.

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