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Articolo di: mercoledì, 30 aprile 2014, 8:37 m.

Processo bimbi ‘spogliati’ a scuola a Briona: ascoltate la bidella e le maestre

In aula ascoltata anche la mamma di uno dei bimbi. “Non parla volentieri dell’accaduto. Se gli si chiede, non parla”

NOVARA – E’ stata un’udienza dedicata all’escussione della sola parte civile costituita e all’esame di una delle quattro imputate (le altre 3 hanno optato per non sottoporsi a interrogatorio, reputando sufficiente quanto già dichiarato agli inquirenti; due hanno però rilasciato dichiarazioni spontanee), martedì, al processo relativo ai bimbi ‘spogliati’ nel marzo 2010 alla elementare di Briona, per scoprire chi avesse sporcato il bagno dei maschietti.

Alla sbarra, con l’accusa di violenza privata, si trovano l’ex collaboratrice scolastica M.M, difesa dagli avvocati Romina Tara e Giovanni Luca Murru di Milano, e le tre insegnanti presenti quel giorno a scuola, L.B., S.P. e V.T., difese dall’avvocato Maurizio Antoniazzi. Un’udienza che ha visto contrapporsi maestre e bidella su alcuni punti della vicenda.

Ad aprire la serie dei testi, la mamma del bimbo che si era sentito male, sporcando il bagno, per un attacco di dissenteria. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Anna Russo. «Avevo saputo cos’era successo alla sera da una mamma che mi aveva telefonato, chiedendomi cosa ne pensassi. Chiesi a mio figlio e mi spiegò che erano stati controllati per sapere chi avesse sporcato il bagno. Mi disse che non me l’aveva detto perché si vergognava e ancora oggi non vuole che si torni sull’argomento. Se gli chiedi, si chiude, si vergogna».

E’ stata, quindi, la volta dell’ex collaboratrice scolastica, ora in pensione, che ha fornito la sua versione dei fatti. «Verso la fine dell’intervallo ho notato il bagno sporco più del solito – ha spiegato – anche le piastrelle. Vista la situazione, ho voluto chiedere chi fosse stato, ma non per punirli. Per me era necessario capire chi avesse sporcato perché sicuramente il bambino, viste le condizioni del bagno, era molto sporco e occorreva avvisare i genitori per portare un cambio, considerando che era un tempo prolungato e il piccolo rischiava di rimanere così sino al pomeriggio. In effetti così è stato, quando è arrivato il bimbo che aveva sporcato l’ho notato subito, senza tirar giù i pantaloni. Questi erano sporchi così come le scarpe. Nei servizi non c’era la carta igienica: dovevano chiedere a me per averla e nessuno l’aveva fatto».

Nel suo interrogatorio, la donna ha sostenuto come «io non avrei fatto nulla, senza il consenso delle maestre». E ancora: «vedendo il bambino così sporco, avevo suggerito se non fosse meglio chiamare la madre, ma mi fu detto che non serviva».

«Nessuno le ha mai detto di non lasciare la carta igienica nel bagno – ha detto l’insegnante S.P., rispondendo alla bidella – Non è vero che non ci siamo preoccupate del piccolo. Noi, inoltre, non avevamo alcuna idea di cosa volesse fare la bidella. Certo non pensavamo volesse far abbassare i pantaloni ai bambini». «Non abbiamo mandato a casa il bambino che s’era sporcato – ha aggiunto V.T. - perché non volevamo metterlo in imbarazzo con gli altri. Si sarebbe subito capito che era stato lui. L’abbiamo tranquillizzato, aspettandola pausa pranzo, quando la mamma sarebbe venuta a prenderlo». Prossima udienza il 12 maggio.

Monica Curino

Articolo di: mercoledì, 30 aprile 2014, 8:37 m.

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