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giovedì, 23 novembre 2017
 
 
Articolo di: mercoledì, 08 marzo 2017, 11:08 m.

"Perchè sia otto marzo tutti i giorni"

L'intervento della Rete provinciale Vco contro la violenza sulle donne

VERBANIA - "Per chi si occupa di pari opportunità la data dell’8 marzo incombe come un adempimento inesorabile, ogni anno. Sappiamo con certezza che autorità, politici, esperti, ognuno dirà la sua giusta opinione su quanto sia importante e determinante la figura della donna nel nostro tempo, su quanto sarebbe bello e giusto avere più donne in politica e a guidare il paese, sul come si dovrebbero abbattere gli ostacoli alla piena partecipazione sociale femminile": inizia così l'intervento di Federica Monaco a nome delle componenti della Rete provinciale del Verbano Cusio Ossola contro la violenza sulle donne.  

"Ci piacerebbe dire - continua lo scritto - che vorremmo l’otto marzo fosse tutti i giorni, che ci fosse la volontà di mantenere alta l’attenzione su questi temi tutto l’anno, ma certo ancor di più preferiremmo non ci fosse bisogno di una ricorrenza che ricordi i molti problemi legati alle vite delle donne, ricorrenza che tra l’altro, una volta trascorsa, lascia ogni anno la situazione pressoché inalterata".

"Le donne sono mediamente più povere - proseguono dalla Rete contro la violenza sulle donne - le lavoratrici percepiscono, a parità di mansioni e di titolo di studio, stipendi inferiori a quelli dei colleghi maschi. Le donne spesso “scelgono” il part time per far fronte ai carichi familiari (la sociologa Chiara Saraceno le ha definite “donne sandwich”, schiacciate tra lavoro di cura dei propri figli e dei genitori anziani), ma il part time spesso non garantisce una conseguente riduzione di carichi di lavoro, solo minore stipendio e minori garanzie.

Le donne raramente fanno carriera, pur avendo titoli di studio superiori e maggiore successo nei percorsi formativi. Basta leggere quali siano i dati sulle posizioni apicali della gran parte di aziende, pubbliche e private, per rendercene conto. Ed è sconcertante confrontare i dati del nostro paese con quelli di altri stati europei e non solo: l’Italia è il fanalino di coda dell’occupazione femminile rispetto al resto dell’Europa. La crisi ha solo peggiorato la situazione già critica, peggiorando anche la qualità del lavoro.

Come Rete antiviolenza abbiamo ogni giorno sotto gli occhi quali siano le conseguenze di questa maggiore povertà delle donne, della loro situazione occupazionale: se io sono una donna vittima di violenza domestica, ho figli, e non posso contare su una indipendenza economica, per me le strade per uscire dalla violenza saranno tutte in salita. O meglio, molto più in salita che per le altre donne che vivono situazioni di violenza.

Assistiamo spesso, ancora nell’anno 2017 d.C., a situazioni di vera segregazione sociale di donne nelle proprie famiglie, dove il ricatto è spesso proprio legato alla non indipendenza economica delle donne, all’impossibilità per loro di poter gestire denaro. Alcune raccontano di mariti, compagni, che controllano scontrini come padroni ed elargiscono spiccioli contati per fare la spesa o comprare i buoni pasto scolastici dei figli. Quelle donne – stiamo parlando di donne di ogni estrazione sociale e provenienza, italiane e straniere - arrivano agli appuntamenti di nascosto, sono ipercontrollate e non possono uscire di casa liberamente; non devono lavorare, non devono guidare, non devono indossare vestiti vistosi, non devono usare whatsapp. Non devono.

“Il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica” (cit. movimento globale “Non una di meno”). In mezzo ci sono tante sfumature di violenza sulle donne. La violenza economica è una di esse, subdola, persistente, talvolta invisibile.

Per questo crediamo siano fondamentali non certa politica paternalistica, quanto piuttosto politiche di genere vere: politiche che riequilibrino i salari, che mirino a ottenere orari e condizioni di lavoro rispettosi della dignità delle persone, che consentano la conciliazione dei tempi di vita, politiche che guardino all’apertura e all’estensione dell’accesso ai nidi, non alla riduzione degli orari di scuola, politiche che finanzino l’imprenditoria femminile e il microcredito.

Uno degli strumenti della Rete provinciale, che costituisce anche una sua importante finalità, è proprio il potenziamento dell’autonomia di vita delle donne che vivono situazioni di violenza domestica. Spesso l’autonomia diventa la chiave per uscire di casa, per allontanarsi da situazioni umilianti e di denigrazione, per mettere in salvo se stesse e i figli. L’autonomia mi permette di scegliere.

Per chi vive situazioni di violenza domestica l’otto marzo è un giorno come tanti, un altro giorno in cui prendere botte, in cui sentirsi chiamare “puttana” davanti ai propri bambini, in cui ricevere l’ennesima minaccia di morte sul telefonino. Oppure no. Dipende da cosa significa per noi, come comunità pensante, l’otto marzo.

Le donne formano movimenti, sono in movimento, marciano contro le politiche maschiliste di Trump, scendono in piazza per difendere diritti in Polonia, non vogliono l’immobilismo in cui certa mentalità le vorrebbe braccate. Questo è otto marzo tutti i giorni.

Le donne l’otto marzo manifesteranno in tutto il mondo, alcune usando le parole #nonunadimeno, non tanto uno slogan quanto un imperativo del nostro tempo; alcune sciopereranno simbolicamente, altre lasceranno messaggi nei luoghi di lavoro, nelle case, nelle strade. Parole contro la violenza. Parliamone finalmente, non solo tra donne, ma che inizino a parlarne anche gli uomini, i padri. Che si realizzi una vera condivisione dei compiti, insegnando alle bambine e ai bambini che più i ruoli di genere sono scissi, nettamente separati, più la società è violenta. E anche questo - concludono - è l’otto marzo che vorremmo tutti i giorni".


La Rete provinciale contro la violenza sulle donne - attiva dal 2013 e consolidatasi nel 2015 attraverso un protocollo d’intesa che ha permesso di usufruire di fondi regionali - è oggi formata dai tre Consorzi dei servizi socio assistenziali del territorio, dallo Sportello Donna della Provincia del Verbano Cusio Ossola, dall’ASL VCO e dal servizio antiviolenza “Giù le mani” della Cooperativa La Bitta; collabora strettamente con le Forze dell’Ordine, è in rete con le altre realtà che si occupano di tematiche antiviolenza a livello regionale. I servizi offerti dalla rete sono gratuiti, anche grazie al contributo economico di importanti realtà del nostro territorio (Soroptimist Club Verbano e Fondazione Comunitaria del VCO).
Attraverso un nuovo accordo tra i soggetti indicati, la Rete è in procinto di trasformarsi in Centro provinciale antiviolenza e di essere iscritta all’Albo regionale dei centri antiviolenza. Questo è un passaggio importante, in quanto permette di partecipare a nuovi bandi progettuali e di ricevere nuovi finanziamenti regionali e nazionali, e permetterà inoltre di aderire al numero verde antiviolenza 1522. Per informazioni sul Centro provinciale antiviolenza tel. 3371002054 – 3356978767. 

L’otto marzo della Rete antiviolenza si celebrerà anche il 10 marzo, dando voce alle studentesse e agli studenti dell’indirizzo socio-sanitario dell’Istituto Dalla Chiesa – Spinelli di Omegna. Ragazzi e insegnanti hanno ideato uno spettacolo teatrale davvero diverso, dal titolo “Io non ci sto!”, che si terrà al Teatro Galletti di Domodossola (nella foto) alle ore 21. Testi e musiche sono volti a far riflettere sulle dinamiche della violenza fisica e psicologica sulle donne e all’interno delle relazioni. Quella sera saranno i ragazzi a darci una lezione davvero sorprendente.

La Rete provinciale antiviolenza ha fortemente voluto promuovere questa iniziativa, non solo per la reale bravura degli studenti, ma anche per dare sostegno e approvazione a un progetto coraggioso e considerevole proposto dalle insegnanti. Gli stessi ragazzi-attori ci seguiranno in alcuni degli incontri di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole superiori del territorio. Abbiamo bisogno della loro collaborazione, perché l’educazione tra pari è la più efficace, la più diretta e convincente.
Gli stessi ragazzi la mattina dell'8 marzo si esibiscono a Omegna in un flash-mob, alle ore 11 in Piazza Salera.

Articolo di: mercoledì, 08 marzo 2017, 11:08 m.

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