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mercoledì, 25 gennaio 2017
 
 
Articolo di: giovedì, 05 gennaio 2017, 9:58 m.

Meningite, nessun emergenza in Piemonte

Resta costante e vigile l'attenzione

Nessun emergenza in Piemonte, ma una costante e vigile attenzione. Ha riferito l’Ansa che una donna è ricoverata all’ospedale di Alessandria per una forma non contagiosa di meningite. E’ quanto conferma l’azienda ospedaliera. La paziente è stata trasferita dal Pronto Soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato dove, a seguito della riorganizzazione dei servizi sanitari, è stato chiuso il reparto di malattie infettive. Smentite le voci, diffusesi martedì, circa l’evacuazione dell’ospedale in quanto il caso di meningite, da pneumococco, non è di quelli infettivi. «La situazione - dicono gli operatori del Pronto Soccorso - non è stata facile da gestire, soprattutto per le moltissime telefonate che sono arrivate, ma evitiamo inutili allarmismi».

Rassicurazioni arrivano da Vittorio Demicheli della Direzione Regionale della Sanità: «In Piemonte nel 2016 abbiamo registrato 9 casi di meningite contagiosa da meningococco e rileviamo un trend in regressione. La media, per la forma non contagiosa, è di 200 l’anno. Cominciamo a vedere gli effetti, dunque, della vaccinazione».
Non a caso lo scorso dicembre nella sanità piemontese c’è stata un’innovazione relativa alla profilassi meningoccica. Dal quest’anno la Regione, aderendo al nuovo Piano nazionale di prevenzione del Ministero della Salute, lancerà un programma di vaccinazione gratuito contro il meningococco B per tutti i nuovi nati in Piemonte.
Lo ha annunciato l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, rispondendo ad una interrogazione in Consiglio regionale. Obiettivo: garantire per il 2017 quattro sedute vaccinali aggiuntive per tutti i bambini nel primo anno di vita (sono oltre 30 mila, secondo le medie degli ultimi anni) oltre che per tutti i soggetti ad elevato rischio per patologia. L’investimento previsto è di circa 8 milioni di euro e si affianca alla possibilità, già attiva dal mese di luglio 2016, di prenotare la vaccinazione per tutte le classi di età a prezzo di costo, che per via dei prezzi di acquisto delle Asl risulta circa dimezzato rispetto a quello delle farmacie.

«Siamo in grado di offrire la vaccinazione ai nuovi nati grazie all’imminente uscita dal piano di rientro dal debito sanitario», sottolinea l’assessore. Il che non giustifica la psicosi in corso in altre regioni. «Un’eventuale estensione dell’offerta vaccinale a tutta la popolazione pediatrica non sarebbe invece giustificata dalla situazione epidemiologica in atto, dato che la malattia è rara e in diminuzione e nella nostra regione non ci sono epidemie in corso - ha precisato l’assessore - . Al contrario, al di là dei costi, provocherebbe un allarme immotivato e condurrebbe presto alla paralisi organizzativa dei servizi delle Asl, mettendo a rischio le azioni di prevenzione consolidate e rivolte a prevenire malattie più diffuse come morbillo, rosolia e tubercolosi.»
L’avvio del nuovo piano vaccini nazionale risulta però condizionato dall'approvazione dei nuovi Lea, contenuti nella legge di bilancio che è ancora all’attenzione del Parlamento.

 
Sandro Devecchi

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Articolo di: giovedì, 05 gennaio 2017, 9:58 m.

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