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venerdì, 28 aprile 2017
 
 
Articolo di: sabato, 08 aprile 2017, 6:52 p.

L’uso del defibrillatore per lo sport e non solo: sì, ma tra mille dubbi

La legge c'è, ma come e quando impiegarlo

Un Decreto più volte prorogato per il quale gran parte delle società calcistiche operanti nelle nostre zone si sono già adoperate.
Quello dell'obbligo del defibrillatore, noto come “Decreto Balduzzi” è uno dei tanti misteri all'italiana ed è oggetto di rabbia da parte dei dirigenti delle società sportive. Come detto, gran parte delle società si sono adeguate ed hanno acquistato il defibrillatore. Le più fortunate lo hanno ricevuto in dono da associazioni varie, fatto sta che la maggior parte sono, attualmente, dotate di questo apparecchio in grado di salvare vite umane. Fin qui tutto normale, peccato che diversi dirigenti, quelli che poi vivono quotidianamente sul campo, abbiano qualche obiezione da sollevare.

Si va dal continuo slittamento della data di obbligo del defibrillatore passando per l'utilizzo vero e proprio, fino ad arrivare al numero di apparecchi di cui disporre in caso di allenamenti o partite disputate su diversi campi nei medesimi orari.
Varie problematiche, insomma, alle quali le società hanno fatto fronte nel miglior modo possibile anche se restano alcuni lati da chiarire. «Come Accademia Verbania - spiega il responsabile tecnico Marco Livorno - ci siamo dotati del defibrillatore e abbiamo svolto i corsi per il suo utilizzo. Un conto, però, è il corso con prove pratiche su un manichino, un altro è dover intervenire su un ragazzino che sta male sul campo. Poi è chiaro - prosegue Livorno - che non si può pretendere di avere un'ambulanza a disposizione per ogni campo di calcio perchè le partite sono tante, ma una prevenzione maggiore credo sia possibile». L'ex stella del Verbania Calcio propone una possibile soluzione: «Personalmente metterei l'obbligo della visita specialistica già dalla categoria dei piccoli amici. Oggi la visita agonistica è obbligatoria solo dai 12 anni in su, rendendola obbligatoria anche in età più piccola si potrebbero prevenire possibili malattie o patologie».

Un problema, quello sull'utilizzo del defibrillatore, che riguarda in particolare le categorie giovanili e i campionati dalla Prima categoria a scendere. In Eccellenza e Promozione, dove c'è l'obbligo dell'ambulanza presente al campo, il problema di chi possa usare il defibrillatore in caso di necessità, infatti, diminuisce. Ciò nonostante il Baveno, che vanta anche un settore giovanile florido e numeroso, non è rimasto con le mani in mano. «Sia gli allenatori che gli accompagnatori - dice il presidente Raffaele Ranchini - hanno seguito il corso. L'augurio è che non debbano mai mettere in pratica quello che hanno imparato in questi corsi, ma noi siamo in regola con la normativa».

Defibrillatore acquistato e corsi seguiti anche in casa Omegna con il presidente Sebastiano Pizzi che, però, ha un pensiero molto simile a quello di Marco Livorno: «Un conto è la teoria, un altro la pratica. Noi, comunque, abbiamo mandato a seguire i corsi persone che sappiamo essere presenti il più possibile al campo. Non dimentichiamo che i problemi possono sorgere anche durante gli allenamenti».
Donatello Zonca
Leggi di più sul Corriere di Novara di sabato 8 aprile 2017 

Articolo di: sabato, 08 aprile 2017, 6:52 p.

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