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Articolo di: mercoledì, 17 agosto 2016, 9:01 m.

L’impegno di un gruppo di giovani per portare aiuto in Bosnia

Il campo di volontariato “Guardare oltre” non si farà, ma i ragazzi aiuteranno la popolazione bosniaca anche da Novara

NOVARA, Il tradizionale campo di volontariato “Guardare Oltre”, promosso ormai da diversi anni nel mese di agosto in Bosnia dall’Amsa, l’Associazione missionaria di Sant’Agabio, quest’anno non si farà, ma questo non significa che non prosegua l’impegno dei ragazzi novaresi, e non solo, coinvolti in questa esperienza a favore della terra bosniaca. Ragazzi provenienti da Novara, ma anche da altre zone. Sono molti in questi anni i giovani che hanno preso parte a quest’esperienza di vita, a queste due settimane di lavoro in Bosnia, ragazzi provenienti dal capoluogo novarese e dalla provincia come anche da altre parti d’Italia, da Domodossola, a Cagliari, Palermo e Torino.A raccontarci come prosegue il progetto è uno dei veterani dell’esperienza in Bosnia, Andrea Confalonieri. «Sì, quest’estate, come avevamo previsto – spiega – non faremo il campo. Stiamo valutando se riprenderlo il prossimo anno. Noi, però, continuiamo a collaborare con la parrocchia, dove, in questi anni, siamo intervenuti nelle settimane di campo, costruendo case, gettandone le basi e dando il via a una serie di importanti progetti. Parlo della parrocchia di Gornja Močila, a Sijekovac, 200 chilometri a nord di Sarajevo. In questi mesi del 2016, tra l’altro – prosegue Confalonieri – siamo già scesi due volte, anche in occasione della festa di Sant’Antonio, festa della parrocchia, da loro molto sentita. Nella zona si è registrata una forte diaspora e sono pochi i cattolici rimasti. Sono il 2% della popolazione del decanato. La guerra di ormai vent’anni fa ha lasciato molte criticità. Il ritorno alla normalità è molto complesso. Noi, nel nostro piccolo, stiamo aiutando la popolazione in questa direzione. Tutti i lavori fatti nelle scorse estati erano rivolti a questo. Nel 2013 avevamo gettato il basamento per la ricostruzione di alcune case. Una decina a oggi hanno avuto un finanziamento. La speranza è che nel giro di uno o due anni si possa averle completamente ricostruite».Non solo case, però, ma anche una vera e propria start up per aiutare la popolazione a gettare le basi per un lavoro. «Si tratta di una start up per la produzione di miele, cui abbiamo lavorato nel 2014-2015 – prosegue Confalonieri – Abbiamo finanziato l’intervento con le iscrizioni ai campi. Abbiamo lavorato sul posto con la popolazione e ora stiamo proseguendo anche direttamente da Novara, con la raccolta di fondi. E’ stato bonificato un terreno appunto per dedicarlo alla produzione di miele. E’ stata sistemata una casa, un magazzino, dove ospitare 200 arnie. Abbiamo supportato anche, con raccolte fondi e altro, un’altra casa laboratorio per il miele. Un progetto cui lavoreranno due persone, con due famiglie che, conseguentemente, potranno sostenersi e tornare ad abitare lì. Ecco, quindi, che, pur senza campo, proseguiamo il nostro sostegno. Quando siamo scesi per S. Antonio, a metà giugno, è stata apposta una targa a una casa che abbiamo realizzato nel 2015. Un modo, questo, per far ripartire anche il lavoro in un Paese che ha visto una guerra lunga vent’anni. Non abbandoniamo certo la Bosnia e la parrocchia che abbiamo seguito. Il supporto continua».Per chi volesse essere costantemente aggiornato sull’attività e sui progetti, c’è la pagina Facebook: https://www.facebook.com/amsabosnia/?fref=ts, «importante – conclude Confalonieri – anche per raccogliere fondi a favore del sostegno alla ricostruzione, al ritorno alla normalità della popolazione bosniaca».Monica Curino

Articolo di: mercoledì, 17 agosto 2016, 9:01 m.

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