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Articolo di: domenica, 16 dicembre 2012, 8:38 m.

Intervista a 4 transessuali: «Ogni sera rischiamo la vita. Se avessimo l’occasione, cambieremmo vita»

Una di loro: «Perché stare sulla strada, quando rischio una coltellata? Non voglio fare più questa vita: ho bisogno d’aiuto»

NOVARA - Cristal, Giada, Marcella e Shirley. Quattro nomi, quattro storie diverse, ma accomunate dalla stessa vita, quella trascorsa ogni sera sulle strade di Novara a prostituirsi.

C’è chi è finita in strada da più tempo, chi da meno, costrette dai casi della vita. Shirley, Giada e Cristal sono transessuali, Marcella si definisce transgender. Tutte si trovano a convivere con un ambiente rischioso, dove è difficile imbattersi in un po’ d’aiuto. Una realtà dalla quale, se ci fosse anche la più piccola possibilità, uscirebbero volentieri, andando incontro a una vita normale. Come ci raccontano loro stesse è, però, difficile che accada: verso chi si trova in strada, e soprattutto verso chi è transessuale, la gente mostra indifferenza, se non discriminazione. Tutte e quattro non chiedono altro che poter vivere la propria vita con serenità, una vita regolare e nella quale possano essere accettate per quello che sono: persone.

Le abbiamo incontrate all’associazione Liberazione e Speranza, per un’intervista sul mondo della prostituzione transessuale a Novara. Nelle due ore con loro, molti i temi toccati e gli aspetti emersi di un mondo ai più sconosciuto e spesso visto come qualcosa di non appartenente alla cosiddetta ‘normalità’. Si è parlato degli effetti dell’ordinanza antiprostituzione, ma anche della mappa della prostituzione ‘trans’ in città, di Bruna (la trans brutalmente uccisa in via del Gazzurlo), di clienti e sfruttamento, di sogni. 

La chiacchierata prende il via da Bruna, che, per tutte, era un’amica. «Non abbiamo molte novità – spiegano – Sappiamo solo che forse i genitori, in Brasile, hanno assunto un avvocato. E’ stato terribile quanto le è accaduto. E’ stata, però, importante la risposta che ha dato la città. Non ci saremmo mai aspettate una chiesa così gremita per i suoi funerali. Un’importante testimonianza per tutte noi e che ci auguriamo possa essere un’inversione di tendenza, che porti a una minor emarginazione».

Dopo il delitto di Bruna, com’è la situazione, si registrano episodi di violenza o di disprezzo nei vostri confronti? «Fortunatamente – dice Cristal – la situazione si è calmata. Certo c’è sempre qualcuno che infastidisce, ma solitamente si tratta di gente estranea». «Se accade qualche episodio spiacevole – aggiungono Giada e Marcella – è legato per lo più a qualche cliente che cerca di derubarti. Occorre stare attenti». «Ah, io ho deciso – riprende la parola Cristal - Mi munisco di spray al peperoncino!».

Cosa pensate dell’ordinanza antiprostituzione emessa dal sindaco in primavera? Cos’è cambiato? «Certamente ci ha creato problemi – risponde Cristal – Il cliente ormai ha paura e non ci avvicina quasi più. L’attività è calata». «Inoltre – rileva Giada – ultimamente i rappresentanti delle forze di polizia stanno “imboscati”, per riuscire a dare le multe. Una situazione che rende tutto più difficile». «Anche perché, così facendo – interviene Shirley – abbiamo tutte paura e portiamo il cliente in campagna e in zone periferiche. Qui, ovviamente, più che altrove, si rischia di poter essere aggredite o subire, comunque, violenze e furti».

Sapete di transessuali che, a Novara, sono o sono state sfruttate da singoli o organizzazioni criminali? «Così a questo livello, per quanto sappiamo, no – rispondono tutte – Però c’è chi approfitta della situazione di difficoltà di molte di noi, in particolare di quelle straniere, e le sfrutta. C’è un residence in città dove molte trans vivono e dove sono costrette ad affitti molto esosi. I responsabili, probabilmente, sanno che le ragazze non sono in regola e ne approfittano, con affitti sino a 750-800 euro e con spese aggiuntive. Cose analoghe accadono in altre zone, in appartamenti messi a disposizione dalle ‘pappone’, dove in un monolocale vivono anche sino a 3-4 trans. In casa, negli appartamenti, si prostituiscono le trans clandestine».

Ma se sono senza documenti come arrivano in Italia, c’è un ‘traffico’ legato a questo aspetto? «Giungono con il visto da turista – risponde Sheyla, brasiliana come molte transessuali in città – Un visto della durata di 3 mesi. Poi restano e fanno questo. C’è chi ha dovuto pagare anche sino a 12mila euro. Bruna, ad esempio, per arrivare in Italia, ha dovuto spendere 6mila euro». Quante persone transessuali a Novara, in strada o in casa, vendono prestazioni sessuali? «Sulla strada saremo una trentina – spiega Cristal – In casa oltre cento». Di quale nazionalità sono, dove esercitano? «La maggior parte sono brasiliane. Poi ci sono le italiane e adesso anche qualche rumena. Come dislocazione, in strada si trovano nei corsi principali e nella zona della stazione, ma anche in punti più periferici. Le case o appartamenti sono nella zona del cimitero, ma anche altrove» 

Quale tipologia di cliente si rivolge a voi (età, sesso, estrazione sociale)? «C’è il ragazzo dai 18 anni in su, ma si arriva anche sino all’uomo di 70 anni. Non c’è un target preciso. Arrivano persone di tutte le età e di tutti i ceti sociali. Ci sono anche marito e moglie o fidanzati, tante coppie etero, in genere italiane». Clienti fissi o occasionali, vi sentite amica di qualcuno di loro? «Sono per lo più clienti fissi. Ogni tanto arriva qualcuno nuovo, ma è raro. Quanto a un’amicizia o qualcosa di più con loro, noi riceviamo il cliente e finisce lì. Qualcuno può capitare che si innamori, ma non succede altro». Vi è capitato qualche personaggio famoso? Tutte si trincerano dietro al classico «top secret». Anche se poi Giada spiega: «Qui a Novara è molto raro, ma a Milano e Roma questo succede».

Da quanto tempo fate questo tipo di attività, che cosa vi ha spinto a intraprenderla e cosa vi pesa di questa situazione? «Ho 27 anni – spiega Giada – e lo faccio da 7 anni. La mia è una scelta di femminilità, dovuta anche al fatto che, comunque, chi è transessuale raramente trova lavoro. La nostra condizione ci impedisce di ottenere cose che ad altri sono date con più facilità, dal lavoro alla casa. C’è una discriminazione molto forte. Già non ha lavoro una persona ‘normale’, figurarsi se lo danno a noi. Appena ricevono il curriculum, lo cestinano. Eppure le leggi europee contro la discriminazione esistono. Non dovrebbe essere un’utopia una società che sappia accettarci». «Poi – aggiunge Cristal – magari può capitare che ci prendano, ma poi l’ambiente lavorativo non è in grado di accettarci e sorgono problemi. Non ci danno neanche le case. Io ho iniziato questo percorso a 17-18 anni. Mi vestivo, ballavo, camminavo, guadagnavo qualcosa e così ho iniziato. Ora ho 45 anni. C’era ancora la lira. Certo, però, non ci divertiamo a farlo. C’è qualche trans che dice che si diverte e le piace fare questa vita, ma a me, invece, come a molte altre, non piace affatto». Anticipando una nostra domanda, Cristal, come anche le altre tre amiche, evidenzia che «se ci fosse la possibilità di avviare un’attività più normale, certo accetterei. Ma è arduo in un mondo che ci guarda in modo strano e solo come delle diverse. Abbiamo necessità di un aiuto, vogliamo essere tutelate». «Liberazione e Speranza con Andrea Lebra (il responsabile dell’associazione, ndr) e le sue volontarie – aggiunge Shirley – ci aiuta; ma serve un cambio di mentalità, con una comunità in grado di rispettare ogni ‘diversità’».

Marcella, a un certo punto, scoppia in lacrime e urla la sua volontà e la sua richiesta d’aiuto per non dover più fare questa vita. «Ho 42 anni! Perché devo stare sulla strada, quando rischio una coltellata? Non voglio fare questa vita in alcun modo, ho bisogno d’aiuto. Ho un glaucoma e, per questo, devo essere sempre accompagnata da una collega». Ci racconta così la sua storia. «Ho fatto per 20 anni l’imprenditrice nel settore della ristorazione: prima a Brescia, ma anche in altre città. Mi vestivo così solo per il mio privato. Poi, con la crisi, mi sono indebitata e mi sono trovata con l’attività chiusa e senza lavoro, senza sostentamento. Così, a Novara, è un anno e mezzo che, in questa situazione, sono anch’io in strada. Nessuno ci dà una mano. Anche solo per avere una casa in affitto non ce la danno perché non abbiamo una busta paga. Così ti fanno il subaffitto da 300 a 1000 euro e così sei sempre in strada, per poter pagare le spese». «Chiediamo solo – concludono Marcella, che ora è stata accompagnata da un oculista da Liberazione e Speranza, Cristal, Giada e Shirley – di poter fare una vita normale e di non essere discriminate o emarginate».

Monica Curino

Articolo di: domenica, 16 dicembre 2012, 8:38 m.
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Tags: liberazione e speranza, andrea lebra, transessuali, transgender, cristal, pappone, ordinanza

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