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martedì, 28 marzo 2017
 
 
Articolo di: lunedì, 20 marzo 2017, 11:58 m.

Il tesoro d'arte di Novara "sepolto" in un deposito

Migliaia di pezzi a Biandrate. A quando in vetrina?

BIANDRATE - Quando entri ti sembra di essere nell’Area 51. Come nel film di Indiana Jones “I predatori dell’arca perduta”, il primo della saga. Ricordate? Nelle ultime scene della pellicola diretta da Spielberg il prezioso reperto (con i frammenti delle tavole dei Dieci Comandamenti dettati da Dio a Mosè) viene rinchiuso in una cassa (troppo pericoloso è il suo potere), opportunamente marchiata e ritirata, insieme ad altre tutte uguali, in un enorme magazzino (nel Nevada). Che tanto ricorda il deposito di Biandrate dove sono conservate le numerose collezioni di proprietà del Comune di Novara, collezioni che in questo momento non sono esposte al pubblico. Scaffali su scaffali, scatoloni che nascondono “tesori”, i “tesori” della città. Tanti, tanti reperti. Alcuni inscatolati, altri sui ripiani. Un grande patrimonio ora “invisibile” al pubblico e sotto chiave in una grande struttura in cui vigila l’occhio oculato della ditta Katalog srl: a occuparsi della gestione di tutto il polo e di quanto conserva per conto del Comune sono i due soci, Gabriele Di Gresy e Paolo Simonini. Sono loro, insieme al dirigente del Comune Paolo Cortese, a condurci tra le corsie di questo immenso scrigno di cultura. Perché tale è. Quegli scaffali trasudano storia, raccontano frammenti del nostro passato. Una riga azzurra, lungo il pavimento, funge da confine. «Perché qui - spiegano - c’è anche altro, per esempio tutta la documentazione del Tribunale di Borgomanero ora dismesso». Prima sono i libri ad accoglierci. Sono pubblicazioni del Comune di Novara: il volume sulla storia del Broletto, brochure, cataloghi di mostre d’arte… E poi quella colonna gigantesca che, quasi porta d’ingresso, ci accoglie. «Era al Castello, da un po’ è qui». E qui per ora rimane. Quando quell’importante contenitore riaprirà al pubblico chissà se la colonna tornerà al suo posto. Poi poltrone e divani. «Sono gli arredi originali di Palazzo Faraggiana - ancora Di Gresy e Simonini -. Il problema sono le altezze. Alcuni sono stati smontati e riposti sugli scaffali». Subito ci si imbatte nella Collezione etnografica Faraggiana Ferrandi, uno dei pezzi forti del patrimonio ospitato nel deposito: oltre mille manufatti. Ci sono animali impagliati che fanno capolino tra gli scaffali. Lance e scudi. Il cellophane li protegge. Ci sono are funerarie prima esposte nel cortile del Broletto e della Canonica. Elmi e spade. Bronzi, anfore e armature: ma non li vediamo. Sono negli scatoloni. Erano esposti nel Museo Novarese di arte e storia al Broletto, nella sezione archeologica “Remo Fumagalli” (a piano terra), prima che la ristrutturazione del complesso, avvenuta in occasione delle celebrazioni del 150° dell’Unità italiana, destinasse l’edificio solo ai quadri della Collezione Giannoni (ma è solo una parte dell’immenso patrimonio che negli anni, poco a poco, viene portato alla luce grazie alla rotazione delle opere). Il controllo è accurato. «Praticamente è giornaliero - continuano i due soci di Katalog -, sia remoto che visivo. Un database su web gestisce l’intero patrimonio». Non potevano mancare i libri: alcuni appartengono alla Biblioteca Civica Negroni (e sono, ci spiegano, volumi che solo raramente vengono consultati) mentre gli altri fanno parte del lascito Sormani, un fondo di 30.000 titoli ancora (e sono anni) in attesa di trovare una casa. 
«E qui - spiegano i soci di Katalog - c’è la centrale che tratta l’aria per la parte del deposito in cui sono conservati i quadri. Umidità e temperatura devono rispettare ben determinati valori». Abbandonati gli animali impagliati e le lampade di Palazzo Faraggiana ecco la pinacoteca. «In una grande archivio compattato ci sono i quadri della Collezione Giannoni e dei Musei Civici oltre a opere frutto di varie donazioni. Alcuni quadri sono già pronti per il restauro». Un impianto sofisticato protegge i tesori, ovviamente anche in caso di incendio. Sbirciamo, a caso. Ogni quadro ha un’etichetta. Con tanto di codice a barre. Ignoto, Anadone, Valli… Che emozione! Guardandoci intorno ci troviamo di fronte a secoli di cultura. Alcune opere sono in giro per l’Italia, frutto di prestiti. Ci sono anche le stampe della collezione Dürer e, in fondo alla sala, una vera chicca: «Il calco in cera a perdere dei candelieri di San Gaudenzio - dice Simonini -: era esposto al Broletto, entrando, al piano terra». E chissà che qui, scherzano Di Gresy e Simonini, «nel reparto dove ci sono gli animali impagliati tutto non prenda vita come accade nel film “Una notte al museo”». Allora sì che il patrimonio comunale sarebbe più vivo che mai. Ma ovviamente solo dopo il calar del sole…
Eleonora Groppetti

Articolo di: lunedì, 20 marzo 2017, 11:58 m.

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