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giovedì, 21 settembre 2017
 
 
Articolo di: giovedì, 12 gennaio 2017, 10:51 m.

Il figlio Leonardo: «Questa la mia proposta»

Collegarlo alle orchestre che il padre aveva diretto

Una sua idea ce l’ha. Ben precisa. Con un obiettivo altrettanto preciso. «Riportare il premio all’importanza che aveva allora. Il primo al mondo per direttori d’orchestra». Leonardo Cantelli, figlio del grande musicista, lancia la sua proposta che ha già avuto modo di esprimere a chi in questi anni ha contribuito a perpetuare la memoria del padre con iniziative importanti proposte a Novara. «Il premio – continua Leonardo – dovrà essere biennale o triennale, impensabile una scadenza più ravvicinata. C’è una prima domanda a cui dobbiamo rispondere: che cosa fa diventare importante un premio per direttori d’orchestra? La qualità e, soprattutto, la giuria. Spesso è composta da elementi di grande capacità come direttori d’orchestra o critici musicali, ma secondo me si può trovare una via alternativa. Collegando la giuria, e quindi il premio, alle grandi orchestre dirette da mio padre: da quella del Teatro alla Scala alla NBC Symphony Orchestra, dalla New York Philarmonic alla Boston Symphony Orchestra. E chiedendo di inviare un loro rappresentante, il direttore o la spalla. E questo che cosa comporta? Chi vincerà il premio avrà contratti e contatti con organici di grande prestigio. Un biglietto da visita non indifferente. Questa la mia idea. Poi subentra il fattore economico: e qui ho già fatto i conti della serva. Per un premio della durata di due settimana occorrerebbe fare una preselezione con un massimo di 30 curricula e la partecipazione di una orchestra locale, ma di una certa importanza, con almeno 60-70 elementi. Poi procedere con le selezioni alla Scala e il concerto finale, da effettuare sia a Milano che a Novara per poi girare. I numeri a questo punto: stimo una spesa tra 400.000 e 1.400.000 euro. Accanto all’ente pubblico vanno cercati degli sponsor». Un obiettivo, riportarlo in vita per farlo diventare il premio più importante come un tempo. E in tutti questi anni nessuno si è mai fatto vivo? «Mi chiamò il Teatro di Catania – confida il figlio Leonardo – ma con quella realtà mio padre non aveva avuto a che fare». Ora la sua città e tanti soggetti si sono messi al lavoro. Che sia la volta buona! e.gr.

Articolo di: giovedì, 12 gennaio 2017, 10:51 m.

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