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Articolo di: mercoledì, 02 novembre 2016, 2:07 p.

Gioco, «ogni anno cento malati in più»

I dati Asl dimostrano che il fenomeno è dilagante anche in provincia

GALLIATE - Venerdì scorso in sala consiliare l’incontro sul tema “No al gioco d’azzardo patologico”. La serata promossa dal Comune in collaborazione con la Consulta Servizi Sociali Sanitari e Rapporti con il Cisa Ovest Ticino ha visto la presenza di Liborio Cammarata, direttore del dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’Asl di Novara; Caterina Raimondi, responsabile del Gap (Ambulatorio contro il gioco d’azzardo e le dipendenze) dell’Asl di Novara, con sede a Trecate ed Elena Fasolo assistente sociale del Gap.
L’incontro, moderato dalla giornalista Serena Fiocchi, si è aperto con l’introduzione di Eleonora Montanari, presidente della Consulta comunale dei Servizi Sociali e dell’assessore comunale alle Politiche sociali Flora Ugazio  che hanno spiegato le motivazioni alla base della serata: informare e prevenire un fenomeno purtroppo dilagante silenziosamente sul territorio, non adeguatamente trattato a livello istituzionale.
Cammarata ha presentato la struttura dell’Asl che si occupa di patologie da dipendenza tra le quali la ludopatia. Quattro i centri: Novara, Trecate, Arona e Borgomanero. «Il gioco d’azzardo è una realtà sempre esistita dall’antichità – ha spiegato – Il nostro è un lavoro di équipe tra medici, psicologi e assistenti sociali. Negli ultimi anni abbiamo seguito circa 400 pazienti ma il numero cresce di 100 pazienti all’anno. Queste sono solo le persone che seguiamo, ma il fenomeno ha dimensioni molto più vaste, non facili da rilevare. I nostri servizi puntano alla diagnosi del problema, alla cura e alla riabilitazione. Diamo supporto anche alle famiglie attraverso una rete territoriale fatta di contatti con medici, tribunali e istituzioni».
Caterina Raimondi ha illustrato il percorso che conduce alla dipendenza: «Le persone che arrivano nei nostri centri passano attraverso tre stadi: vincita, perdita e disperazione. Quando arrivano da noi sono al terzo stadio. Noi cerchiamo di rendere consapevole il giocatore patologico. Solo così possiamo iniziare il percorso di supporto e aiuto. Successivamente approfondiamo le abitudini, la disponibilità economica e il livello di coinvolgimento che comporta anche situazioni debitorie gravi. Purtroppo i giochi d’azzardo presenti sul mercato hanno dinamiche che agevolano la dipendenza. Basti pensare ai ‘gratta e vinci’ o alle slot machine presenti ovunque: sono giochi semplici, con puntate minime, di facile accesso e propongono vincite immediate. Il mix di questi elementi fa sì che il rischio di cadere nella trappola della ludopatia sia elevatissimo. I nostri centri lavorano anche a livello preventivo organizzando conferenze e momenti informativi con le scuole e con le istituzioni locali; collaboriamo con la Caritas».
Elena Fasolo ha invece toccato l’ambito sociale del problema: «Il gioco patologico coinvolge le famiglie, gli affetti, crea conflitti familiari e porta le famiglie stesse sul baratro della disperazione a causa del dissesto economico. La ludopatia, dopo una fase in cui la vittima è efficiente e produttiva per bisogno di soldi da giocare, porta alla perdita del lavoro quando si passa nella fase depressiva. Altri fenomeni collegati alla ludopatia portano a compiere atti illegali come furti, principalmente all’interno della sfera familiare, a impegnare oggetti personali al banco dei pegni, a cadere nelle mani degli usurai, a perdere i legami con gli amici, a trascurare la propria persona e la propria salute e a tutta una serie di effetti negativi a livello sociale. La legge, poi, ci supporta grazie alla possibilità di attivare un amministratore di sostegno pro tempore limitando in ambiti specifici lo spazio di manovra, soprattutto in campo economico, dei malati. Grazie a un rapporto stretto con le associazioni anti usura cerchiamo di evitare ulteriori problemi ai soggetti malati e alle famiglie».
Alla serata è intervenuto anche il consigliere regionale Diego Sozzani che ha evidenziato il sostegno delle istituzioni tra le quali la Regione Piemonte ai centri territoriali che si occupano di dipendenze patologiche: «Per combattere questa patologia bisogna sostenere le strutture di assistenza che operano sul territorio e in Regione abbiamo un’attenzione particolare per permettere a questi centri di offrire il supporto adeguato. Ma ricordiamoci che viviamo in uno Stato che incassa 8 miliardi di euro dal gioco d’azzardo. Oggi si può giocare in bar, tabaccherie e locali aperti appositamente in tutte le nostre città. Lo Stato da una parte sostiene e favorisce il gioco d’azzardo e dall’altra finanzia le strutture per curare le malattie provocate dal gioco. Questa è una contraddizione che deve essere assolutamente affrontata sia politicamente sia amministrativamente per arginare un fenomeno i cui risvolti potrebbero essere devastanti».
Andrea Campo

Articolo di: mercoledì, 02 novembre 2016, 2:07 p.

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