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Articolo di: martedì, 20 settembre 2016, 8:54 m.

Democrazia deliberativa: la positiva esperienza del "modello novarese"

Verso nuove sfide dentro la città e fuori

Riproporre le agorà deliberative nei quartieri a più alto tasso di marginalità sociale, far esprimere i cittadini sui temi “caldi” della città (come sul rinnovato Castello o sul futuro dell’area ospedale quando questo verrà spostato nella nuova sede), creare un “database” delle esperienze di partecipazione del basso per fare rete a livello nazionale: sono solo alcune delle tante idee emerse nella due giorni di convegno “Città in azione” che venerdì 16 e sabato 17 settembre ha concluso il percorso triennale della Sperimentazione di Democrazia Deliberativa, promosso a Novara dall’associazione Territorio e Cultura Onlus. Una conclusione che non vuole essere una conclusione, visto che l’evento è stato tutto teso ad immaginare come portare avanti le buone pratiche testate sul campo dal 2014 ad oggi.

A dare delle idee per il futuro novarese del progetto è stato in primis il sindaco Alessandro Canelli. “E’ un metodo che mi ha affascinato fin dall’inizio e ritengo che possa dare spunti utili agli amministratori pubblici – ha spiegato - Mi piacerebbe sperimentarlo ulteriormente nelle frazioni come Pernate o Lumellogno, nei quartieri con problemi di marginalità come Sant’Agabio o ancor di più Sant’Andrea. Sarebbe interessante provarlo su ambiti specifici, come il Castello o la destinazione d’uso dell’area ex ospedale se, come speriamo, sarà realizzata la Città della Salute”. Gli stessi cittadini coinvolti nei processi deliberativi hanno annunciato che proseguiranno sulla strada tracciata. Alla Rizzottaglia, ad esempio, sta per nascere l’associazione Agorà Donatello che si occuperà della gestione dell’ex consultorio di piazzale Donatello, rinato grazie a SpeDD: “Ma sono tanti altri i luoghi pubblici abbandonati a Novara – ha sottolineato il presidente in pectore di Agorà Andrea Lebra – Sarebbe bello utilizzare lo stesso metodo per rivitalizzare quei posti”. 

Il “modello novarese” potrebbe poi fare da spunto a nuovi esperimenti di cittadinanza attiva nella Penisola. “Non esiste un modello univoco di democrazia deliberativa – ha precisato Fabrizio Barca, già ministro per la Coesione Territoriale e studioso dell’argomento – Ma credo che la sperimentazione novarese abbia elementi positivi su cui riflettere. Anzitutto la partecipazione non è stata mera discussione ma realizzazione di obiettivi concreti. Poi è stata curata la formazione degli operatori che hanno accompagnato il processo; ora a Novara ci sono 8 giovani che sapranno riproporre quei meccanismi. Mi piacerebbe che in futuro ci sia un luogo virtuale dove raccogliere le esperienze come la vostra per fare confronto a livello nazionale”. Sulla stessa lunghezza d’onda pure Renato Balduzzi, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e professore di diritto. Proprio lui nel 2010 “presentò” la democrazia deliberativa al direttivo di Territorio e Cultura Onlus: “Da allora ho seguito da lontano gli esiti ma mi sembra che il test novarese sia positivo. Noto che in tutto il Paese c’è sempre più attenzione per queste forme di coinvolgimento, sono nate e stanno nascendo ulteriori esperimenti. Per questo credo che il modello di SpeDD possa essere ripetibile: nuove sfide a Novara, ad esempio sulla destinazione d’uso dell’ospedale come ben suggerito dal sindaco, ma anche in altri contesti, perché le buone pratiche sono tali anche per la capacità di trasferirsi altrove”. 

Non disperdere quanto fatto finora è del resto una “missione” per la Onlus Territorio e Cultura che su questo progetto ha investito tempo e risorse. “Un grazie doveroso va a chi ci ha accompagnato in questa sfida – ha detto la vicepresidente dell’associazione Franca Franzoni – I giovani operatori, i partners istituzionali, le fondazioni. Abbiamo lavorato per creare un dialogo continuo e speriamo che il nostra impegno possa essere utile in futuro”. “Nel nostro piccolo abbiamo già fatto nostro il metodo della democrazia deliberativa e ne riproporremo lo spirito in tutti i nostri prossimi progetti – ha aggiunto il presidente Alberto Cantoni – Dalla valorizzazione degli asili al sostegno ai Neet passando per lo sviluppo turistico della città: ovunque cercheremo di dare più valore al dialogo e di responsabilizzare le persone comuni rendendole partecipi alla vita della comunità”.

Plauso all’iniziativa pure da parte dei tanti rappresentanti istituzionali presenti al convegno. Venerdì 16 settembre hanno portato i loro saluti il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla; il prefetto di Novara, Francesco Paolo Castaldo; il presidente della Fondazione De Agostini, Roberto Drago; il presidente della Fondazione della Comunità del Novarese, Cesare Ponti. La due giorni è stata anche l’occasione per discutere la sperimentazione novarese dal punto di vista accademico con i contributi di: Davide Maggi del Dipartimento di Studi per l’Economia e l’Impresa dell’Università del Piemonte Orientale; Anna Rosa Anna Rosa Favretto, professore di Sociologia del diritto nell’Università del Piemonte Orientale; Fabrizio Politi, professore di Diritto costituzionale nell’Università dell’Aquila; Annibale Ferrari, vice segretario generale della Camera dei Deputati. Durante il convegno è stata presente anche una copiosa documentazione scientifica, prodotta dai ricercatori universitari coinvolti nel progetto: Diletta Balduzzi, per la giurisprudenza; Elisa Di Biase, informatica; Elisabetta Fiocchi Malaspina, storia del diritto; Michele Fontefrancesco, antropologia; Antonio Lizzadri, filosofia; Angelo Scotto ed Emanuela Del Zotto, sociologia e integrazione; Andrea Patanè, diritto di cittadinanza; Giacomo Balduzzi e Davide Servetti, discipline socio giuridiche.

l.pa.

Articolo di: martedì, 20 settembre 2016, 8:54 m.

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