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sabato, 25 marzo 2017
 
 
Articolo di: mercoledì, 16 novembre 2011, 12:28 p.

Blitz antiprostituzione permette di scoprire giro di permessi di soggiorno falsi

Nome dell'operazione di Polizia, "Ghost business"

NOVARA - Mega operazione contro l’immigrazione clandestina scaturita dall’attenta analisi dei controlli del territorio da parte della Polizia di Stato di Novara.

È stato un controllo anti-prostituzione effettuato a Novara dalla Polizia, in particolare, che ha permesso di scoprire e disarticolare una prassi criminale che puntava al rilascio di permessi di soggiorno a cittadini extracomunitari non aventi titolo. In particolare gli uomini dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Novara si sono insospettiti nell’apprendere che, durante un controllo volto al contrasto del fenomeno della prostituzione effettuato in città, una prostituta nigeriana aveva mostrato agli agenti un permesso di soggiorno rilasciatole per lavoro subordinato.

Gli approfondimenti sono scattati, quindi, sul datore di lavoro della donna poiché appariva quanto mai strano che la giovane abbinasse al lavoro regolare anche il lavoro su strada. Gli accertamenti hanno permesso di far emergere l’esistenza di una cooperativa la cui unica ed esclusiva attività era quella di fornire a cittadini extracomunitari disoccupati, desiderosi di ottenere un permesso di soggiorno per lavoro subordinato, un valido aiuto: buste paga false e contratto di lavoro fittizio. La ditta, impegnata nella stipula di affari inesistenti, da qui il nome dell’operazione, era stata utilizzata per regolarizzare fraudolentemente, in tutto il Nord Italia, numerosissimi cittadini extracomunitari (12 nella sola provincia di Novara).

Il meccanismo era semplice: l'extracomunitario dichiarava di essere appena stato assunto dalla ditta, con sede che veniva indicata nel centro di Milano, e produceva un contratto di lavoro apparentemente ineccepibile. All’occorrenza erano pronte anche le prime buste paga, ovviamente false, attestanti l’effettiva esistenza del rapporto lavorativo. Poiché la documentazione era formalmente ineccepibile allo straniero veniva rilascio il permesso di soggiorno per lavoro subordinato per due anni. Come già emerso in altra operazione, il meccanismo si fondava su un presupposto e, cioè, che i controlli non potessero essere eccessivamente approfonditi poiché il rapporto di lavoro era appena iniziato; eventuali mancanze nelle banche dati previdenziali, per esempio, erano facilmente giustificabili dai fisiologici tempi tecnici necessari per il riempimento dei dati.

La ditta fantasma, infatti, era usata una sola volta e solo per l’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro; utilizzare il paravento della società inesistente per più di una volta, infatti, sarebbe stato rischioso, poiché, in sede di rinnovo del permesso, dopo due anni dall’instaurazione del rapporto lavorativo fittizio, non sarebbero stati più giustificabili eventuali mancanze presso le banche dati contributive.

L’intricato meccanismo è stato disarticolato dalla Sezione Antifrodi dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Novara, ove, su disposizione del Questore Sarlo, è stato recentemente predisposto un ulteriore grado di controllo che ha permesso di constatare che i 12 impiegati “novaresi” della cooperativa, tutti cittadini extracomunitari provenienti dal corno d’Africa e Pakistan, non avevano svolto, nel tempo, alcuna attività retribuita per detta società.

L’operazione si è conclusa la scorsa settimana con il deferimento all’Autorità giudiziaria per il reato di favoreggiamento alla permanenza clandestina dei cittadini extracomunitari e, soprattutto, con l’avvio dei procedimento di revoca dei permessi fraudolentemente ottenuti.

Monica Curino

Articolo di: mercoledì, 16 novembre 2011, 12:28 p.
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Tags: immigrazione, prostituzione, polizia di stato, ghost business

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