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domenica, 22 ottobre 2017
 
 
Articolo di: mercoledì, 02 novembre 2016, 2:41 p.

Ajmone nelle collezioni novaresi

La mostra è allestita nell’Arengo del Broletto

NOVARA -Il Salone dell’Arengo del Broletto di Novara ospita fino al 6 novembre un’esposizione di opere che vuole rendere omaggio a Giuseppe Ajmone, pittore novarese scomparso nel 2005. Organizzata da Sergio Cominetti, Giorgio Mazzola ed Emilio Mera, la mostra “Giuseppe Ajmone nelle collezioni novaresi” può essere visitata da martedì a venerdì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 19. Un omaggio dovuto ad un artista che ha sostanziato con la sua attività tutta la seconda metà del Novecento, partecipando a progetti artistici ed editoriali di rilievo. Nato a Carpignano Sesia nel 1923 e rimasto orfano nel 1931 della madre e nel 1941 del padre, aveva ottenuto il diploma magistrale frequentando negli stessi anni (dal 1937) lo studio dello scultore Riccardo Mella dove si era esercitato nelle tecniche di disegno. Dal 1941 si era iscritto all’Accademia di Brera, seguendo gli insegnamenti di Achille Funi e Carlo Carrà e diplomandosi nel 1944. Subito dopo aveva aperto a Milano uno studio con Morlotti e Cassinari.

Firmatario nel 1946 del “Manifesto del Realismo”, noto anche come "Oltre Guernica", in quegli stessi anni aveva collaborato nelle redazioni di “Numero” (1944-1946), “Pittura” (1946-1948) e “Quaderni milanesi” (1960-1962), attività poi completata dalla collaborazione con Einaudi, dal 1946 al 1949. Nel 1951 vinceva il premio "Senatore Borletti" per la giovane pittura italiana e diventava membro della Giunta Tecnica della Triennale di Milano. Giuseppe Ajmone, pur trasferendosi nel 1964 da Milano a Romagnano Sesia, aveva sempre condotto una vita artistica molto attiva, aperta al mondo, con esposizioni continue in Italia e all’estero (Biennali di Venezia del 1948, 1950, 1952; numerose esposizioni importanti, collettive e personali, a Milano e Torino; antologica di Ferrara del 1984; Biennale di San Paolo del Brasile nel 1951, Quadriennali romane del 1955 e 1959, Biennale Internazionale di Tokyo, sempre nel 1959).  Eventi che gli avevano permesso di far conoscere la sua pittura, impostata su una profonda conoscenza dell’arte europea, da Cézanne ai Fauves, Picasso, Braque, Bonnard, e che, assimilata e rimediata, gli aveva permesso di elaborare un linguaggio figurativo fatto di luce, che ora rivelava con precisione i volumi dei nudi, degli oggetti o dei paesaggi, ora li riduceva a cromie e forme quasi evanescenti, affioranti dalla memoria. Una pittura ben documentata anche da questa mostra novarese.

e.m.

Articolo di: mercoledì, 02 novembre 2016, 2:41 p.

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