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domenica, 17 dicembre 2017
 
 
Articolo di: sabato, 25 marzo 2017, 12:33 p.

60 anni d’Unione europea: «Ma non ha salvaguardato le nostre eccellenze»

Intervista all'europarlamentare Cirio

Se come molti sostengono l’UE sta viaggiando su due velocità, un giudizio in merito da parte del parlamentare europeo Alberto Cirio, in occasione del traguardo sei sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, non può che risentire di una certa dicotomia: «Come a scuola - questa la metafora da lui utilizzata - dipende dalle materie in cui uno si è cimentato. Se parliamo della “materia” pace il voto è dieci, perché l’Europa unita, nata all’indomani della tragedia dell’ultimo conflitto mondiale, ha dato al nostro continente oltre mezzo secolo di convivenza pacifica. Il giudizio è però insufficiente se parliamo di politiche monetarie; e in questo un concorso di responsabilità lo si deve ricercare anche in alcuni dei nostri Governi». Logico, alla luce di questo ragionamento, un accostamento alla moneta unica: «L’euro non è di per sé un male - ha precisato - Ma piuttosto come l’Italia sia entrata nella moneta unica, senza un particolare meccanismo di affiancamento adottato invece da altri Paesi, senza contrattare in modo corretto e soprattutto efficace la nostra economia». Ovviamente, «se si parla di libertà di circolazione e di opportunità per i nostri giovani nello studio come nel lavoro anche in questo caso la valutazione è ottima», ma l’Unione, questo l’altro rovescio della medaglia, «si merita un bel quattro per quanto riguarda le politiche sull’immigrazione, perché non è stata in grado di gestire in modo “europeo” un problema, scaricandolo invece sui singoli Stati».

Capitolo “Brexit”. L’europarlamentare di Alba aveva già espresso una sua opinione all’indomani del referendum con il quale la maggioranza dei cittadini britannici aveva manifestato la volontà di lasciare l’Unione: «Allora come oggi l’ho definita una “sveglia” che, a lungo termine, non porterà bene al Regno Unito. Non credo che sia un bene, ma al tempo stesso ritengo che possa essere uno stimolo per qualcuno dei nostri affinché possa cambiare mentalità». Europeista convinto, anche se a volte “eurocritico” (ma non sicuramente “euroscettico”), Cirio si considera «prima di tutto italiano. E da sempre mi batto perché il nostro Paese possa avere più voce in capitolo nelle istituzioni comunitarie a tutela dei suoi prodotti, delle sue aziende, del suo territorio». Un “Made in Italy” da salvaguardare, a tutti i livelli, con un occhio particolare al Piemonte e alle sue diverse realtà:

«Per quanto riguarda il Novarese e il Vercellese - ha spiegato - sto lavorando a una mobilitazione generale del comparto risicolo. Purtroppo, anche da questo punto di vista l’Europa si merita un brutto voto in pagella. Le nostre eccellenze non sono sufficiente- mente salvaguardate. A Bruxelles mi sto battendo affinché ulteriori accordi con i Paesi produttori del Sud-Est asiatico non passino, ma occorre che anche le nostre istituzioni del territorio facciano sentire sempre di più la loro voce». Perché l’Alto Piemonte, come il resto della regione, deve essere tutelato per quello che già offre e per quello che ancora può offrire in tanti altri settori.

Luca Mattioli
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Articolo di: sabato, 25 marzo 2017, 12:33 p.

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