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Articolo di: venerdì, 12 agosto 2016, 2:00 m.

“Banda Biscotti”, quando il carcere diventa possibilità di rinascita

Nella casa circondariale di Verbania in funzione un laboratorio di produzione di dolci

VERBANIA - “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Queste parole di Fëdor Dostoevskij si adattano bene ad iniziare un articolo che descrive la realtà carceraria della casa circondariale di Verbania che il Corriere di Novara ha visitato soprattutto per conoscere l’esperimento rieducativo che da qualche anno ha portato sotto i riflettori la struttura con sede a Pallanza. Stiamo parlando del progetto denominato “Banda Biscotti”, la produzione di dolci da pasticceria inserito in un contesto di  formazione professionale promossa all’interno delle carceri di Verbania e Saluzzo come finalizzazione dei percorsi di recupero sociale delle “persone più fragili presenti all’interno dei circuiti di pena”.

 

A spiegare questa realtà è la direttrice del carcere Rosalia Marino, che è anche responsabile dell’istituto di pena di Novara: «Siamo una realtà particolare. Innanzitutto non c’è il problema del sovraffollamento. I detenuti presenti sono 51, uno solo in più  rispetto alla capienza prevista di 50. Nella struttura è in vigore un regime a “celle aperte” e inoltre si tratta di uno dei primi istituti dove sono state realizzate le docce in ogni singola camera detentiva. Qui esistono vari “circuiti” in cui sono divise le persone che stanno scontando la pena. Allo stato attuale i detenuti “comuni” sono 26; gli ex appartenenti alle Forze dell’Ordine sono 9; gli omosessuali, dopo la separazione dai transessuali rimasti nella casa circondariale di Ivrea sono 5; Inoltre vi è il circuito degli stalker che sono 6, tutti trasferiti qui dalla zona di Torino. Tra i 51 detenuti attualmente in 5 usufruiscono del  beneficio della possibilità di uscire dal carcere per svolgere un’attività lavorativa, dopo aver frequentato un corso di formazione professionale in base al cosiddetto articolo 21 del regolamento. Verbania è stato scelto come istituto sperimentale (l’unico che abbia tutti questi circuiti contemporaneamente)  per fare in modo che alcuni di questi circuiti iniziano tra loro a comunicare per quanto riguarda le attività rieducative. Essendo una realtà numericamente piccola, se non interagiscono tra alcuni di loro, diventa difficile organizzare le attività. Certo non è e non sarà facile ma stiamo lavorando bene».

La direttrice a tal proposito ricorda la battuta del cappellano che sottolineava come a termine di regolamento, ogni domenica avrebbe dovuto celebrare quattro messe, una per ogni circuito...

Quali sono le attività previste e quali intervento sono previsti in futuro?

«Partiamo dalle attività meno conosciute per poi arrivare a quelle che hanno portato la struttura ad essere conosciuta a livello nazionale. Un progetto d'imbiancatura e verniciatura  dell'intero istituto che vede impiegati ben tre detenuti, due dei quali hanno frequentato corso di formazione.  Relativamente ai corsi scolastici,  si sono conclusi sul finire di giugno ed hanno visto  impegnato un solo detenuto per il conseguimento dell'attestato di licenza media e di detenuti  frequentanti il corso di alfabetizzazione per stranieri. Si conta poi, pienamente in linea con il progetto d'istituto 2016-2018, di avviare al più presto  l'attività di cineforum, con incontri settimanali per circuito, da anni interrotta e in fase di avviamento grazie alla disponibilità dell'associazione culturale "Dante Alighieri". A  breve verrà completato l'angolo in Area Colloqui dedicato ai piccoli visitatori, i figli dei detenuti, con arredo giochi donati dal Club del Verbano Soroptimist. In tutto i figli minori che vengono in visita sono circa una quindicina.  Saranno dipinti con altri murales oltre agli esistenti, le mura di cemento del cortile».

Dati confermati da altre due protagoniste dell’attività riabilitativa, la capo area educativa Marianna Pernice e la garante comunale dei diritti dei detenuti Silvia Magistrini, quest’ultima inoltre fa anche parte della “Dante Alighieri”.

Oltre a queste attività vi sono poi quelle che  sicuramente hanno avuto maggior impatto mediatico, quella già accennata della “Banda Biscotti” e quella della collaborazione con la gestione del ristorante di Villa Olimpia, situato sempre a  Pallanza. Per capire meglio queste realtà siamo stati alla Scuola di formazione personale di Polizia penitenziaria “Salvatore Rap” con sede anche questa a Pallanza, che ospita i laboratori dei vari corsi professionali.

«Sul piano della formazione professionale - spiegano Rosalia Marino e Marianna Pernice - anche quest'anno si è svolto il corso "tecniche di  pasticceria - panificazione" di 300 ore  gestito dall'agenzia Formont grazie ai finanziamenti della  Regione, per i detenuti ex Forze dell’Ordine, conclusosi a fine aprile. Da marzo a maggio l'agenzia formativa "Casa di Carità Arte e Mestieri" ha svolto il corso  di  tecniche di pasticceria e panificazione per i detenuti comuni. E da maggio si è svolto con conclusione prevista in questi giorni, il corso di tecniche di  cucina. Per quanto riguarda il lavoro e il reinserimento sociale, al momento sono impegnati in attività  lavorativa all'esterno un  detenuto a “Banda Biscotti”, due a Villa Olimpia, e altri due alle dipendenze dell'Amministrazione Penitenziaria presso la Scuola di Verbania. Si conta a breve, non appena  l'equipe avrà modo di riunirsi, di inserire un altro detenuto presso la Scuola, un altro presso il  laboratorio di “Banda Biscotti” e un altro presso il ristorante Villa Olimpia. Arrivando così  all'impiego di ben 8 detenuti.  A complemento di queste iniziative ricordiamo che per la biblioteca dal 6 luglio, nell'ambito del progetto "Invito alla lettura" e su proposta del  “Garante comunale delle persone private della libertà personale” si è dato inizio al corso: “Tutti a  tavola" con l'intento non solo di avvicinare i detenuti al piacere della lettura quanto anche 'quello di far emergere ricordi legati al proprio vissuto attraverso il cibo e ciò che esso rievoca. E questa un'attività che vedrà coinvolta tutta la popolazione detenuta per il periodo estivo».

I laboratori che ospitano l’attività della “Banda Biscotti” sono un esempio di denaro pubblico ben speso. A Verbania nel corso degli anni, tutto è partito nel 2009,  gli investimenti per acquisire macchinari e attrezzature sono stati realizzati con il contributo  della Compagnia di San Paolo, della Fondazione Comunitaria del Vco e della Cassa delle Ammende del Ministero della Giustizia. Il progetto riguarda in forme diverse sei istituti di pena (S. Angelo dei Lombardi, Pozzuoli, Is Arenas, Massa Marittima, Verbania e Saluzzo) all’interno dei quali detenuti lavorano imparando un mestiere legato alla produzione del cibo.

A raccontare il progetto è Arianna Punteri una socia della cooperativa che porta avanti il progetto, che in parte si autosostiene. «Proponiamo biscotti preparati con materie prime genuine, possibilmente del territorio, tipo il latte ossolano,  uniti a quelli delle terre del sud del mondo, da cui provengono lo zucchero il cacao ed il cioccolato equosolidali. Per ora produciamo sei tipi di biscotti  classici,  cui si aggiungono tre novità  (margherite, baci di dama, barabit, lingue di gatto, cockie al cioccolato, polentine, damotti, apucce) ma altri arriveranno in futuro. I laboratori misurano 300 mq di ampiezza e sfornano oltre 100 kg di biscotti per turno di lavoro».

Per essere membri di Banda Biscotti, come è ricordato anche sul sito web «oltre alle competenze tecniche del settore dolciario, devono aggiungersi motivazioni, attitudini, e la capacità di cogliere lo spirito che anima questo progetto. Solo persone speciali, mosse da una sensibilità particolare possono far parte di questa Banda».

Con due di queste persone speciali abbiamo parlato. Federico Nunez  ha scontato la sua pena ma ha scelto, una volta uscito dalla prigione di rimanere a vivere a Pallanza e di continuare a lavorare con la “Banda Biscotti”. Mentre ci mostra come funzionano le varie fasi del lavori di pasticceria fa trasparire tutta la meticolosità e la passione che ci mette nel proprio lavoro. Diego Cannella è l’altra “colonna” dell’attività di confezionamento. Lavora nel laboratorio e alla sera rientra in carcere. Fra non molto avrà terminato di scontare la pena. Anche lui mostra tutto l’attaccamento al proprio lavoro. Entrambi dicono che è «un’esperienza particolare e importante».

L’amore e la passione per il cibo abbinato al recupero sociale aveva fatto nascere anche l’esperienza di “Gattabuia” con la gestione della mensa-ristorante sociale di Villa Olimpia. Qualche anno fa l’allora amministrazione comunale aveva optato per altre scelte ma da gennaio di quest’anno con la nuova gestione, affidata alla “Divieto di Sosta” Società Cooperativa, l’esperienza di detenuti lavoratori è ripresa. In cucina incontriamo due di loro, Victor Venegas di nazionalità messicana e Jesus Tejada della Repubblica Dominicana. Stanno cucinando degli italianissimi spaghetti all’amatriciana che assaggiamo. Giudizio più che buono. Assieme ad altri soci della cooperativa vivono questa esperienza «in modo più che positivo. Stiamo imparando un lavoro». Cristiana Livraghi socia della cooperativa spiega l’importanza di proseguire e ampliare questa esperienza «che è perfettamente integrata nella realtà territoriale. La gente la recepisce e non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, sia individuale che istituzionale».

A inizio articolo avevamo citato uno scrittore come Dostoevskij  (che da Pallanza vi transitò pure...).  In chiusura crediamo valga la pena citarne un altro, Victor Hugo: “Colui che apre la porta di una scuola, chiude una prigione”.

Massimo Delzoppo

Articolo di: venerdì, 12 agosto 2016, 2:00 m.

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