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martedì, 28 marzo 2017
 
 
Articolo di: lunedì, 20 marzo 2017, 11:55 m.

«La risicoltura finirà per morire se non si fa qualcosa subito»

Tra le proposte l'etichettatura per indicare il riso prodotto in Italia

NOVARA - «Stiamo vivendo una crisi come non la si ricordava da tempo. Oggi abbiamo tutti i comparti sotto il livello produttivo, e questo a causa delle importazioni a dazio zero». La risicoltura italiana piange e per gli agricoltori - novaresi e non solo - il problema sta diventando davvero quello della sopravvivenza. Se infatti in Piemonte sono oltre 116 mila gli ettari coltivati a riso, con 1.100 aziende ed una produzione di 8 milioni di quintali, in provincia di Novara la superficie a risaia supera i 33.600 ettari. Ma dal 2009, dopo la liberalizzazione da parte dell’Ue delle importazioni di riso dai Paesi meno sviluppati, in particolare quelli del Sud Est asiatico, la situazione si fa di anno in anno più drammatica e gli appelli a salvare un settore che dà lavoro a migliaia di persone, oltre che creare una specifica connotazione paesaggistica e territoriale, si moltiplicano.
«Noi giovani ci troviamo il futuro negato», dice Giovanni Chiò della Cascina Motta di San Pietro Mosezzo. «I nostri territori sono vocati alla produzione di riso, che è pari a più del 50% dell’intera produzione europea. Dobbiamo poter mantenere questa specificità, anche perché non va dimenticato che gli agricoltori svolgono un insostituibile ruolo di salvaguardia e cura del territorio e dell’ambiente. E sarebbe ora che qualcuno ce lo riconoscesse». Abbiamo incontrato Chiò in redazione, proprio per parlare di riso e risicoltura, insieme a Claudio Melano, della Cascina Pregalbè Sopra di Gionzana. Con loro l’onorevole Giovanni Falcone, componente della Commissione Agricoltura della Camera. 
«Se non facciamo qualcosa subito - ricorda Melano - la risicoltura muore. E muore ora, non fra qualche anno... Bisogna intervenire con tutte le armi che abbiamo a disposizione. Non esiste un’unica via d’uscita: l’unica soluzione possibile comprende diverse strade e sono da percorrere tutte». «Non possiamo fermare il vento con le mani - concorda l’onorevole Falcone - Ma dobbiamo andare a studiare e valutare tutte le soluzioni per far sì che il nostro territorio e la nostra cultura possano continuare ad esistere».
Laura Cavalli

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Articolo di: lunedì, 20 marzo 2017, 11:55 m.

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